Furto di Fentanyl all'ospedale Israelitico, indagati due custodi. La pista degli studi abusivi e il giallo delle chiavi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di un mese dalla scoperta dell'ammanco, la procura di Roma ha compiuto un passo decisivo nell'inchiesta sul furto di ottanta fiale di Fentanyl dall'ospedale Israelitico, iscrivendo nel registro degli indagati due custodi della struttura. La notizia, anticipata da alcune testate giornalistiche, arriva al termine di settimane di accertamenti condotti dai carabinieri del Nucleo investigativo e del Nas, che stanno cercando di ricostruire non solo la dinamica del colpo ma anche, e soprattutto, la destinazione finale del potente oppioide sintetico.

L'ipotesi al momento più accreditata dagli inquirenti è che il furto sia stato eseguito su commissione e che il farmaco, anziché finire nel circuito tradizionale dello spaccio, sia stato destinato al sommerso mondo della medicina clandestina, fatto di studi estetici illegali e ambulatori abusivi dove un anestetico di questa potenza ha un valore inestimabile.

Le chiavi e le falle nel sistema di sicurezza

Uno degli elementi che ha fin da subito orientato le indagini verso l'interno dell'ospedale è legato alle modalità con cui è stato consumato il furto, avvenuto in un arco temporale compreso tra l'11 e il 23 giugno. Sulla cassaforte che custodiva le fiale, infatti, non sono stati trovati segni di scasso, il che ha subito fatto pensare che i ladri avessero agito con le chiavi.

Le successive verifiche disposte dal ministero della Salute, insieme alla Regione Lazio e alla Asl, hanno evidenziato criticità non trascurabili nel sistema di sicurezza della struttura: le chiavi dell'armadio blindato non erano conservate all'interno della farmacia, bensì in un locale adiacente, in un punto nascosto ma potenzialmente accessibile a chiunque avesse accesso a quell'area, come la portineria.

Un dettaglio che, se da un lato spiega la facilità con cui il colpo potrebbe essere stato eseguito, dall'altro apre scenari inquietanti sulla corretta applicazione dei protocolli di custodia previsti per farmaci di questa pericolosità, tanto da aver spinto il governo a convocare un vertice a Palazzo Chigi per discutere del rafforzamento delle misure di prevenzione.

Il nodo della destinazione: medicina clandestina e non solo

Se l'individuazione dei due custodi rappresenta un passo avanti nell'identificazione degli autori materiali del furto, il vero nodo investigativo resta la ricostruzione della rete che avrebbe commissionato e poi acquistato il farmaco. L'ipotesi che il Fentanyl fosse destinato a studi medici abusivi è considerata dagli investigatori quella più solida, anche alla luce di precedenti operazioni che hanno svelato l'esistenza di veri e propri ambulatori illegali nella Capitale, dove venivano eseguiti interventi estetici in condizioni di totale insicurezza.

Un altro scenario, meno accreditato ma non escluso, riguarda l'uso del potente analgesico nelle corse clandestine di cavalli, dove il farmaco verrebbe utilizzato per mascherare il dolore e aumentare le prestazioni degli animali. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pm Mario Dovinola, stanno quindi lavorando per seguire le tracce del farmaco, cercando di individuare i canali attraverso cui le ottanta fiale potrebbero essere state smistate.

Le stime parlano di circa 16-20 mila dosi potenzialmente ricavabili dal quantitativo rubato, un numero che rende l'operazione di smaltimento particolarmente complessa e che potrebbe aver già lasciato tracce nel giro dell'illegalità.

L'inchiesta in corso e i prossimi accertamenti

Sul fascicolo, al momento, vige il massimo riserbo, e gli accertamenti si stanno concentrando sui movimenti all'interno dell'ospedale nei giorni precedenti la scoperta dell'ammanco. L'ultimo controllo delle giacenze risale all'11 giugno, mentre il 23 giugno il personale della farmacia ha scoperto la scomparsa di alcune confezioni; inizialmente si era parlato di sessanta fiale, ma un secondo conteggio ha poi portato il numero a ottanta. Un errore nella prima verifica che ha fatto escludere l'ipotesi di due furti distinti.

L'iscrizione dei due custodi nel registro degli indagati rappresenta quindi un primo, significativo tassello, ma gli inquirenti non si fermano qui: l'obiettivo è ricostruire l'intera catena, individuando i mandanti e verificando l'eventuale esistenza di una struttura organizzata dedita al traffico illecito di medicinali. Parallelamente, l'ospedale ha avviato un'indagine interna, mentre le ispezioni ministeriali continuano per far luce sulle responsabilità organizzative che hanno reso possibile il furto.

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