Usa, la relatrice Onu Albanese nella lista nera di Trump per il rapporto su Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, è stata inserita nella lista nera di Washington dopo aver pubblicato un rapporto che accusa oltre 60 aziende – tra cui alcune statunitensi – di sostenere, direttamente o indirettamente, gli insediamenti illegali in Cisgiordania e le operazioni militari israeliane a Gaza. La mossa, annunciata dal segretario di Stato Marco Rubio, è stata interpretata dalla stessa Albanese come un tentativo di "intimidire me e chiunque cerchi di dire la verità sul genocidio in corso".

La giurista italiana, il cui lavoro è spesso al centro di polemiche, aveva già suscitato reazioni contrastanti per le sue posizioni nette. C’è chi la considera una voce coraggiosa, capace di denunciare soprusi altrimenti ignorati, e chi invece accusa il suo attivismo di sfociare in antisemitismo. Quel che è certo è che il suo ultimo rapporto – che analizza il ruolo delle multinazionali nel conflitto – ha colpito nel segno, al punto da spingere l’amministrazione Trump a reagire con sanzioni.

L’Unione europea, seppur con toni cauti, ha espresso "rammarico" per la decisione americana. "Sosteniamo fermamente il sistema Onu dei diritti umani", ha dichiarato Anouar El Anouni, portavoce della Commissione Ue per gli Affari esteri, evitando però di prendere una posizione più netta. Un silenzio che, secondo alcuni osservatori, riflette le divisioni interne all’Europa sulla questione israelo-palestinese.

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