Francesca Albanese ringrazia il sostegno ricevuto dopo le sanzioni Usa: "Uniti contro il genocidio"
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Redazione Esteri
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La relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi, Francesca Albanese, ha espresso gratitudine per il sostegno ricevuto dopo le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, definendolo "commovente". In un post pubblicato su X, ha sottolineato l’importanza della coesione nella lotta contro gli abusi, aggiungendo che l’obiettivo primario resta "fermare il genocidio". Le sue parole arrivano in un contesto già teso, segnato da aspre polemiche sulla sua posizione e sul ruolo dell’Onu nel conflitto israelo-palestinese.
La decisione di Washington di colpire Albanese – la prima persona legata alle Nazioni Unite a subire misure punitive da parte degli Usa – ha scatenato reazioni contrastanti. Se da un lato l’Unione europea, attraverso il portavoce per gli Affari esteri Anouar El Anouni, ha manifestato "rammarico" per la mossa americana, dall’altro in Italia la figura della relatrice è diventata un simbolo divisivo. La petizione lanciata su Change.org per candidarla al Nobel per la Pace, infatti, ha acceso ulteriori dibattiti, con critiche rivolte soprattutto alla sinistra italiana, accusata di strumentalizzare la questione.
Albanese, da parte sua, non ha fatto marcia indietro. Rivendicando il proprio operato, ha ribadito di essere stata sanzionata "per aver denunciato un genocidio", senza che le sue affermazioni fossero confutate nel merito. "Ho dato alle aziende coinvolte la possibilità di correggermi", ha precisato, alludendo alle accuse di complicità rivolte a soggetti economici legati al conflitto. La risposta americana, secondo lei, sarebbe stata dettata da pressioni esterne più che da obiezioni concrete.
Mentre l’Ue insiste sul sostegno al sistema Onu dei diritti umani, la polemica politica in Italia riflette divisioni più ampie. C’è chi vede nella mobilitazione a favore di Albanese l’ennesimo segnale di una sinistra incapace di trovare unità se non su temi polarizzanti, come l’antioccidentalismo o la critica a Israele. Altri, invece, interpretano le sanzioni come un tentativo di silenziare voci scomode, in un momento in cui la presidenza Usa di Trump riporta alla ribalta dinamiche internazionali sempre più conflittuali.




