L'oro di Furlani e le prime volte indimenticabili dell'atletica italiana
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Quella di Mattia Furlani, che ha conquistato il titolo mondiale nel salto in lungo a Tokyo con un volo di 8.39 metri, non è che l’ultima di una serie di “prime volte” che hanno caratterizzato l’atletica italiana nelle sue specialità più iconiche. Momenti unici, che si imprimono nella memoria collettiva con una forza pari solo all’emozione che li accompagna; perché, sebbene il futuro riservi senza dubbio nuovi traguardi e performance ancor più eclatanti, nulla potrà mai eguagliare l’intensità della prima affermazione. "Il mio cuore rimarrà qui per sempre", ha dichiarato il giovane atleta subito dopo il trionfo, guardando la pista del Japan National Stadium: e forse un frammento del suo cuore rimarrà davvero in Giappone, ma tutto il resto, il suo talento e la sua grinta, continueranno a saltare insieme a lui.
La gioia per l’impresa, che ha regalato all’Italia il primo oro azzurro in queste fasi mondiali, è stata espressa dallo stesso campione attraverso un video diffuso sui canali social della Federazione Italiana di Atletica Leggera. "Non ci sono parole, grazie a tutti. Siamo campioni del mondo. Voliamo sempre di più": un commento immediato, sincero, che racchiude tutto l'entusiasmo per un successo storico e personale, considerando che la misura di 8.39 rappresenta anche il suo nuovo primato assoluto.
Sul valore dell’atleta, appena ventenne, non pesano più etichette come “promessa” o “rivelazione”, come ha sottolineato il presidente della Fidal, Stefano Mei, intervenuto al microfono della Redazione Sport del Giornale Radio Rai. "Quando un ragazzo così giovane – ha osservato Mei – fa il salto vincente al quinto tentativo, col record personale, non si può più parlare di promessa o sorpresa". Un'affermazione che sigla l'ingresso di Furlani nella cerchia ristretta dei campioni consacrati.




