Alex Schwazer si ritira ai campionati italiani di marcia: era in testa, poi lo stop dei giudici
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Redazione Sport
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La nuova distanza della mezza maratona di marcia, quella dei 21,097 chilometri inserita da quest’anno nel programma internazionale dell’atletica, ha già i suoi primi campioni italiani. Ad Alessandria, dove si è disputata la rassegna tricolore, sono stati Riccardo Orsoni e Sofia Fiorini a salire sul gradino più alto del podio, ma l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori — come spesso accade quando si parla di marcia in Italia — era calamitata da un altro nome, da un altro atleta la cui sola presenza sulla linea di partenza rappresentava già una notizia. Il cremonese delle Fiamme Gialle, Orsoni, ha chiuso la prova in 1h24’30” staccando tutti, mentre l’aretina della Libertas Unicusano Livorno, Fiorini, ha fermato il cronometro su 1h34’20”, ma il vero copione della giornata si è scritto attorno alla figura di Alex Schwazer.
La rimonta e l’incidente tecnico
Il quarantunenne altoatesino, medaglia d’oro nella cinquanta chilometri a Pechino 2008, era tornato a calcare il scenario di un campionato italiano a distanza di quattordici anni dalla prima positività e di dieci dalla seconda, una squalifica di otto anni che lo ha tenuto lontano dalle competizioni di alto livello per un’eternità sportiva. E per tre quarti di gara, ad Alessandria, Schwazer ha gareggiato come se quel tempo non fosse mai trascorso: al fianco dei favoriti, Riccardo Orsoni appunto e Gianluca Picchiottino, con lo sguardo fisso verso il traguardo e quella testa avanti, quel passo lungo che ne avevano fatto un fuoriclasse assoluto. Poi, attorno al quindicesimo chilometro, l’incidente tecnico che ha cambiato tutto: una seconda penalità per irregolarità, con i giudici che lo hanno fermato per tre minuti.
Era accaduto proprio perché il suo stile, in quel frangente, risultava troppo sbilanciato in avanti secondo i canoni della giuria, una lettura che il suo storico ex allenatore Sandro Donati, presente a bordo strada, avrebbe in seguito commentato sottolineando come i giudici avessero semplicemente fatto il loro mestiere, rilevando un’azione di forza che probabilmente non era più fluida come un tempo. Rientrato in gara dopo lo stop forzato, Schwazer ha provato a riprendere il ritmo, ma la distanza dai primi, ormai incolmabile, lo ha convinto a uscire dal percorso, a ritirarsi, chiudendo così anzitempo il suo primo vero assalto a una competizione nazionale dopo anni di battaglie giudiziarie e sportive.
Il significato di una presenza
Era chiaro a molti che la sua partecipazione ad Alessandria non avesse solo un significato agonistico: Schwazer stesso aveva confidato a chi lo segue di essersi iscritto per onorare la memoria di un amico carissimo scomparso improvvisamente, Hubert Rabensteiner, una figura centrale nella sua vita recente. Ma era altrettanto evidente che, una volta in gara, il campione avrebbe dato tutto per restare con i migliori, per dimostrare — a sé stesso prima che agli altri — che la grinta e la determinazione non si erano spente nonostante i quarantuno anni e nonostante tutto. E per un lungo tratto della gara piemontese, infatti, c’era riuscito.
I titoli, alla fine, sono andati a Riccardo Orsoni, che già pochi giorni prima via social aveva lasciato intendere di stare attraversando un momento di forma eccellente — quel bronzo nei cinquemila agli indoor di Ancona ne era stata la premessa — e a Sofia Fiorini, capace di bissare il successo ottenuto qualche settimana fa sulla distanza dei 42,195 chilometri, l’altra nuova frontiera della marcia italiana. Per Schwazer, invece, un’altra gara terminata prima del traguardo, un’altra storia da raccontare senza lieto fine, se non quello, personale e intimo, di essere stato lì, in testa con i giovani che oggi rappresentano il futuro di questa disciplina, a lottare finché i giudici non lo hanno fermato. E poi il ritiro, silenzioso, lontano dai riflettori che per anni lo hanno inseguito.




