La marcia italiana si prepara al battesimo della mezza maratona: Orsoni, Schwazer e le polemiche di Damilano
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Redazione Sport
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Il fine settimana di Alessandria si appresta a vivere una giornata storica per l’atletica leggera italiana, e non solo per la valenza tecnica di una competizione tricolore. Domenica 8 marzo, infatti, il Campionato Italiano di marcia vivrà la sua prima edizione sulla distanza inedita dei 21,097 chilometri, quella della mezza maratona, una rivoluzione voluta da World Athletics che di fatto equipara le distanze della marcia a quelle della corsa. Una scelta che non ha risparmiato critiche, e tra le voci più autorevoli a levarsi contro questo stravolgimento c'è stata quella di Maurizio Damilano, leggenda della disciplina, che all'AGI ha espresso tutto il suo disappunto: il rischio, a suo avviso, è quello di confondere la marcia con la corsa, facendole perdere quella identità precisa che l'ha sempre contraddistinta e che passava anche attraverso la specificità delle sue distanze. Una presa di posizione netta, quella del campione piemontese, che ha voluto sottolineare come la federazione mondiale, guidata da Sebastian Coe, non abbia mai mostrato particolare amore per questa specialità, finendo per relegarla in un contesto ibrido e meno definito.
Se il quadro generale è segnato da queste profonde innovazioni regolamentari, il campo di partenza di Alessandria offrirà spunti di interesse tecnico e umano di primissimo piano. Tra i nomi di spicco al via, spicca quello di Riccardo Orsoni, il giovane atleta delle Fiamme Gialle originario di Piadena, che arriva all'appuntamento forte di un bronzo inatteso e di una rinnovata consapevolezza nei propri mezzi. La medaglia, conquistata in una gara recente, gli ha fornito la piattaforma per lanciare un messaggio chiaro attraverso i social: la fame è quella di sempre, e l'obiettivo è quello di misurarsi con questa nuova distanza, pronta a diventare il suo terreno di caccia preferito. Un atteggiamento opposto a quello di chi, invece, vede in questo cambiamento epocale più un motivo di preoccupazione che di stimolo, ma che testimonia la vitalità di un movimento capace di esprimere interpretazioni diverse della stessa rivoluzione.
Il ritorno di Alex Schwazer: una gara per un amico
La notizia che ha però catalizzato l'attenzione dei media e degli appassionati è un'altra, e porta il nome di Alex Schwazer. A 41 anni, e dopo una squalifica di otto anni terminata ufficialmente solo nel luglio del 2024, l'oro olimpico di Pechino 2008 nella 50 km ha deciso di rimettersi in gioco e di presentarsi ai nastri di partenza della mezza maratona di marcia. Non si tratta di un ritorno in assoluto, visto che negli ultimi mesi c'erano state alcune uscite in gare regionali su pista, tra cui un record europeo master sui 10.000 metri. Ma questa volta la sfida è ben diversa: è la prima partecipazione a una gara federale di alto livello dopo la lunga battaglia legale e sportiva, e si consumerà su una distanza che non ha mai affrontato in carriera. La motivazione che lo ha spinto a compiere questo passo è profondamente personale e toccante: Schwazer ha confidato di voler marciare unicamente per Hubert Rabensteiner, il suo migliore amico, scomparso improvvisamente all'età di 56 anni solo una settimana fa. Un gesto che trascende l'agonismo e che riporta l'attenzione sull'uomo più che sull'atleta, legando il ritorno in gara a un profondo significato affettivo.
La nuova distanza e il confronto con il passato
La scelta di Schwazer di cimentarsi sulla mezza maratona assume un significato particolare proprio alla luce delle parole di Damilano. L'ex campione, che con il fratello Sandro ha scritto pagine indelebili della marcia azzurra, aveva sottolineato come la vecchia 50 km, quella dominata da atleti del calibro di Pino Dordoni, Abdon Pamich e dallo stesso Schwazer, sia stata trasformata nella distanza della maratona. Ora il primo Titolo italiano della 21,097 km vedrà in lizza proprio Schwazer, che di quelle lunghe distanze è stato il più recente e glorioso interprete. Un confronto ideale tra epoche diverse, reso ancora più intrigante dalla presenza di altri specialisti di valore come Matteo Giupponi, bronzo europeo sui 30 km a Monaco 2022, e il giovane Giuseppe Disabato, terzo sui 10 km ai Mondiali Under 20 del 2024. In totale saranno 35 gli atleti al via, pronti a scrivere il primo capitolo di questa nuova avventura per la marcia italiana. Assenti, invece, due big come Antonella Palmisano e Massimo Stano, ori olimpici nella 20 km, che non saranno della partita.
Il record del mondo di Fortunato e la crescita del settore
A monte di questo Campionato Italiano, c'è stata la scossa impressa da Francesco Fortunato agli Assoluti Indoor di Ancona. L'atleta delle Fiamme Gialle, con una prova di forza straordinaria, ha letteralmente frantumato il record del mondo dei 5 km di marcia indoor, fermando il cronometro su un impressionante 17'54"48 e cancellando dai registri un primato che resisteva dal 1995. Una prestazione che ha testimoniato l'ottimo stato di forma del movimento e che ha proiettato una luce positiva sull'intera vigilia della gara di Alessandria. Un risultato che, seppur su distanza e in ambito diversi, conferma come la marcia italiana abbia ancora atleti in grado di competere ai massimi livelli mondiali. L'exploit di Fortunato, unito alla ritrovata voglia di gareggiare di Schwazer e alla crescita costante di talenti come Orsoni e Disabato, disegna un panorama ricco di stimoli, nonostante le perplessità di chi, come Damilano, guarda con preoccupazione al futuro della disciplina e alla sua capacità di mantenere intatta la propria anima.




