Fortunato riscrive la storia della marcia: suo il primo record europeo sulla mezza maratona
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Redazione Sport
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È ufficiale da ormai qualche mese, eppure l’eco del cambiamento – si fa per dire, visto che si parla di passi controllatissimi – sta riverberando con tutta la sua forza solo ora, sulle strade della Repubblica Ceca. La distanza regina della marcia non è più quella dei 20 km che abbiamo imparato a conoscere decennio dopo decennio, perché dal primo gennaio è entrata in vigore la nuova frontiera del settore: la mezza maratona (21,097 km). Una rivoluzione silenziosa, voluta dagli organi internazionali per rendere più “comprensibile” la disciplina al grande pubblico, e che alle prossime Olimpiadi di Los Angeles 2028 troverà la sua consacrazione massima, essendo l’unica distanza in programma (niente più gare miste o percorsi brevi). Ebbene, Francesco Fortunato, il pugliese delle Fiamme Gialle, ha deciso che questo nuovo inizio portasse la sua firma indelebile.
Nella cittadina di Podebrady, infatti, il trentunenne ha messo a segno una prestazione che vale doppio, se non triplo, visto il contesto. Da un lato ha conquistato la vittoria della gara, dominando un plotone di partenza di altissimo livello; dall’altro, e questo è l’aspetto che più conta per la storia di questo sport, ha firmato il primo record europeo ufficiale della neonata specialità. Il crono fermato sul traguardo recita 1 ora, 23 minuti e 00 secondi netti: un tempo che non solo rappresenta il nuovo parametro per l’intero continente, ma che migliora addirittura di trenta secondi il cosiddetto “target performance” (fissato in 1h23:30) che European Athletics aveva indicato come necessario per procedere alla ratifica del primato continentale.
Per capire la portata della "lezione" impartita da Fortunato, basti guardare indietro, a quelle poche settimane fa, quando sempre lui aveva vinto l’oro iridato a squadre a Brasilia. Stavolta, però, il successo ha un sapore ancora più amaro per gli avversari, a cominciare dal brasiliano Caio Bonfim. Il sudamericano, che vanta un curriculum pesantissimo (campione del mondo e argento olimpico sulla vecchia distanza dei 20 km), è stato costretto a inchinarsi, arrivando con un ritardo di quaranta secondi. Stesso divario, o addirittura più ampio, per il tedesco Christopher Linke, terzo classificato, mentre l’altro italiano Andrea Cosi ha chiuso in quarta piazza.
Un’allungo letale negli ultimi chilometri
Non è stata una gara controllata, né tantomeno blanda, quella dell’azzurro. Chi ha avuto modo di seguire lo sviluppo della competizione sul circuito del parco Lazensky racconta di un Fortunato solido, quasi di cemento, per i primi quindici chilometri, e poi esplosivo nel finale. A determinare il distacco decisivo, infatti, è stata l’azione scatenata negli ultimi sei chilometri: un cambio di passo che ha spezzato le gambe agli inseguitori e ha permesso al pugliese di varcare l’arco del traguardo da solo, applaudito per un’impresa che va ben oltre la semplice vittoria di tappa. Considerando che la marcia di vertice è una disciplina di estrema pazienza tattica, dove strappare anche solo qualche secondo è un’impresa, questo forcing finale ha il sapore di una vera e propria dichiarazione di forza.
Lo stesso Fortunato, al microfono, ha sottolineato come non fosse affatto scontato ripetersi a distanza di così poco tempo dal grande exploit mondiale in Sudamerica. “Non è stato facile arrivare qui e gareggiare di nuovo a quattro settimane dal successo”, ha spiegato, lasciando però trasparire una certa soddisfazione per la condizione fisica, definita semplicemente “belle sensazioni”. Se aggiungiamo a questo quadro il recente record del mondo nei 5000 metri indoor, ottenuto nello scorso febbraio, il ritratto dell’attuale momento del marciatore andriese è quello di un atleta che ha definitivamente rotto gli argini della normalità per entrare, come amano dire gli addetti ai lavori, in una dimensione parallela, fatta di numeri da manuale.
Una domenica di grazia per tutta l’Italia
La spedizione azzurra in terra ceca, però, non si è limitata ad applaudire il proprio campione. La giornata di Podebrady ha regalato soddisfazioni anche in campo femminile, dove Antonella Palmisano – dall’alto del suo oro olimpico a Tokyo – ha esordito nella mezza maratona con un convincente secondo posto. La marciatrice, attesa a breve agli Europei di Birmingham (dove arriverà da campionessa in carica), ha chiuso in 1h32:21, realizzando quella che al momento è la migliore prestazione europea stagionale, avvicinandosi pericolosamente al crono richiesto per il record continentale (1h32:00). Dietro di lei, la sola peruviana Kimberly Garcia è riuscita a tenere un ritmo superiore.
E se i “grandi” hanno fatto incetta di allori, ancor più fragoroso è stato l’applauso per i giovani. Nel settore giovanile, Serena Di Fabio ha dominato i 10 km migliorando il proprio primato italiano Under 20, portandolo a 43:28 e togliendo quaranta secondi al precedente limite già di suo possesso. Una crescita esponenziale, insomma, che fa ben sperare per un movimento, quello della marcia tricolore, che sembra aver digerito benissimo il cambio di passo imposto – letteralmente – dal nuovo regolamento internazionale. La strada verso Los Angeles 2028 è ancora lunghissima, ma chi doveva dare il segnale, l’ha già fatto.




