Il trio sardo conquista The Voice Generations: Clementino in lacrime per “No potho reposare”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sul palco delle “Blind Auditions” di The Voice Generations è arrivata la Sardegna, e con essa una delle pagine più alte della sua tradizione musicale. Nella terza e ultima puntata dedicata alle selezioni, andata in onda venerdì 20 marzo su Rai 1, a rubare la scena è stato il trio composto da Cristian Medda, Nicole Cossu e Manuel Serrenti, originari di Sant’Antioco. La loro partecipazione, iniziata con un’esecuzione perfetta di “Grande amore” de Il Volo, si è trasformata in un vero e proprio evento emotivo quando hanno intonato “No potho reposare”, il brano simbolo dei Tazenda che rappresenta un autentico inno per l’identità isolana. È stata quella la svolta, il momento in cui la tensione accumulata in studio è esplosa, coinvolgendo non solo il pubblico in sala ma anche i cinque coach, con una reazione particolarmente intensa da parte di Clementino.
La scelta del brano si è rivelata decisiva. I tre concorrenti – che condividono non solo la provenienza geografica ma anche un legame personale, essendo Cristian cugino di Manuel e compagno di Nicole – hanno saputo restituire l’anima della canzone con una profondità tale da spingere il rapper napoletano alle lacrime. La commozione di Clementino, visibile e palpabile, ha trovato immediato riscontro nel gesto di Rocco Hunt, il quale si è alzato in piedi tributando una standing ovation al gruppo sardo. Non è mancato il rammarico tra gli altri giudici: Nek, in particolare, ha ammesso apertamente il proprio dispiacere per non aver premuto il pulsante in tempo, sottolineando come l’intensità di quell’omaggio alla tradizione fosse di gran lunga superiore rispetto alla prima esibizione. I due coach si sono voltati solo nelle battute finali, quando ormai il pubblico tratteneva il fiato da secondi, regalando al trio l’accesso alla fase successiva.
Un percorso tra Roma e le radici di Sant’Antioco
Dietro le voci che hanno incantato il prime time di Rai 1 si cela una storia di passione e di sacrifici che attraversa l’Italia. Cristian Medda, 44 anni, ha lasciato la Sardegna ventidue anni fa; oggi vive a Roma, dove coltiva il sogno di trasformare la musica in una professione stabile, confrontandosi quotidianamente con la realtà del mestiere di artista di strada. Una passione che si è rivelata contagiosa, trasmessa al cugino Manuel, 24 anni, e alla compagna Nicole, 27, entrambi rimasti legati al territorio d’origine. Questa commistione di esperienze – l’intraprendenza di chi si è spostato per cercare fortuna e l’autenticità di chi è rimasto ancorato alle proprie radici – ha trovato sintesi perfetta nella loro interpretazione, capace di unire la cura maniacale per i dettagli tecnici a un trasporto emotivo incontrollabile.
La sfida finale e il meccanismo dei “cut”
L’esibizione del trio rappresenta uno dei momenti più alti della terza serata, che segnava la conclusione della fase delle Blind Auditions. In quella stessa puntata, i cinque coach – Loredana Bertè, Arisa, Nek, Clementino e Rocco Hunt – hanno completato le loro squadre, portando ciascuno a sette il numero dei gruppi selezionati, per poi dover affrontare il difficile meccanismo del “cut” che li ha costretti a scegliere solo tre formazioni da portare alla finale. Nonostante il passaggio del turno fosse già stato garantito dal giudizio positivo durante la prova, l’emozione suscitata dal brano sardo ha conferito al gruppo una visibilità particolare, ponendoli tra i protagonisti attesi per l’atto conclusivo del talent.
L’attesa per la finale del 27 marzo
Mentre la macchina organizzativa del programma si prepara per l’ultimo atto, in programma venerdì 27 marzo sempre in prima serata su Rai 1, il trio di Sant’Antioco si prepara a rappresentare un pezzo importante della cultura isolana sul palco più ambito della televisione italiana. Saranno dodici i gruppi finalisti a contendersi la vittoria della seconda edizione del format, condotto ancora una volta da Antonella Clerici. Per Cristian, Nicole e Manuel, il cammino sino a qui è stato segnato dalla scelta di puntare su un repertorio che parla la lingua antica dell’amore e della nostalgia, una scelta che ha pagato in termini di consensi, riuscendo laddove spesso la perfezione tecnica da sola non basta: a commuovere fino alle lacrime chi ascolta.




