Lo scialpinismo debutta alle Olimpiadi, tra fatica sprint e speranze azzurre

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il cuore che pompa a duecento battiti al minuto, l’acido lattico che brucia nei muscoli e una gara che si decide in pochi, intensissimi minuti: questo è lo scenario che ha accolto oggi, giovedì 19 febbraio, il debutto olimpico dello scialpinismo alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. La disciplina, che vanta origini antiche e documentate persino in incisioni rupestri di settemila anni fa, si presenta al mondo in una veste moderna e compressa, quella della sprint, nel centro dello Stelvi Ski Centre di Bormio, in Valtellina. Il format, spiegano gli addetti ai lavori, poco ha a che vedere con le classiche di resistenza come il Trofeo Mezzalama, una vera e propria maratona bianca che si snoda sui 45 chilometri del massiccio del Monte Rosa: la differenza, qualcuno l’ha paragonata a quella che intercorre nel ciclismo tra la Parigi-Roubaix e un allenamento sui rulli. Eppure, nonostante la distanza abissale dalle imprese di resistenza, l’esposizione mediatica garantita dai Giochi rappresenta comunque un passaggio epocale per tutto il movimento, un’occasione per uscire dalla nicchia degli appassionati e farsi conoscere dal grande pubblico.

Le gare di oggi, le prime della storia olimpica per lo skimo, si sono articolate in batterie, semifinali e finali, ciascuna composta da sei partecipanti che si sfidano su un tracciato brevissimo ma estremamente tecnico. Gli atleti affrontano una prima salita con gli sci, aiutati dalle pelli di foca che impediscono di scivolare all’indietro, per poi toglierli e fissarli velocemente allo zaino in un tratto chiamato bootpack, una ripida scalinata scavata nella neve composta da quaranta gradini che va percorsa di corsa. Dopo un secondo passaggio con gli sci, arriva il momento forse più delicato: togliere nel minor tempo possibile le pelli di foca per lanciarsi nella discesa conclusiva, dove ogni minima esitazione può costare una posizione. Una disciplina, questa, che premia la potenza esplosiva e la rapidità di esecuzione nelle transizioni, e che l’Italia si apprestava a vivere con le sue rappresentanti azzurre, Giulia Murada e Alba De Silvestro, e con Michele Boscacci.

Per le due donne, però, la giornata si è conclusa con l’amaro in bocca e senza medaglie al collo. Particolarmente sfortunata è stata Giulia Murada, la ventisettenne di Sondrio figlia d’arte (il padre Ivan, suo allenatore, fu campione del mondo a squadre nel 2002), che nella sprint è giunta quinta: una disattenzione al via, come lei stessa ha raccontato a caldo, l’ha costretta a partire attardata e, nonostante un generoso tentativo di recupero sulle avversarie, il distacco iniziale si è rivelato incolmabile. Più sfortunata ancora Alba De Silvestro, che dopo essere riuscita a strappare il pass per le semifinali grazie al ripescaggio, è stata comunque eliminata, esausta e poco a suo agio su un tracciato così breve e convulso. Un boccone amaro da digerire, ma la speranza, per lei, è già tutta proiettata a dopodomani, sabato 21 febbraio, quando andrà in scena la staffetta mista: una competizione che molti considerano la più spettacolare del programma, e dove l’azzurra farà coppia proprio con Michele Boscacci, che è anche suo marito. Una coppia unita nella vita e nello sport, che nel 2025 ha conquistato due podi in Coppa del Mondo e che ora sogna di regalare all’Italia una medaglia storica in questo esordio a cinque cerchi.

Svizzera, primo oro olimpico nella sprint: Italia a secco

Mentre le azzurre raccoglievano i cocci di una gara sfortunata, sul tracciato di Bormio andava in scena la storia: la prima medaglia d’oro olimpica della specialità è andata alla Svizzera, che si è imposta in una prova dove il margine di errore, come dimostrato da Murada, è ridotto all’osso. Per la spedizione azzurra, nel frattempo, il medagliere complessivo continua a sorridere: con i ventisei podi conquistati fin qui in questa edizione dei Giochi, l’Italia ha già superato il record italiano di medaglie in una singola edizione delle Olimpiadi invernali, che resisteva dal 1994, quando a Lillehammer le medaglie furono venti. Un traguardo importante, che rende ancor più ambito l’eventuale alloro nello sci alpinismo. Ma per quello, e per vedere se l’intesa di coppia tra Boscacci e De Silvestro saprà trasformarsi in qualcosa di storico, bisognerà attendere ancora un giorno, quando la staffetta mista porterà sulle nevi di Bormio l’ultimo, vero atto spettacolare di questo debutto olimpico.

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