Comunali, il civico che batte il politico: a Venezia trionfa la lista del sindaco, non i partiti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Forse non esiste il civismo in purezza, perché il candidato definito "civico" è sempre, o quasi sempre, un po' (o tanto) politico. Sta di fatto, però, che queste elezioni comunali hanno rappresentato in certi casi la riscossa dei cosiddetti civici: figure dotate di reti locali più solide degli appoggi politici nazionali, personaggi a chilometro zero conosciuti e riconosciuti dalla gente.

Ed è proprio su questo crinale - quello di un civismo che assorbe l’esperienza amministrativa - che Simone Venturini ha battuto Andrea Martella a Venezia; il centrista veneziano, già rodato come assessore nella giunta cittadina di un non allineato come l’ex sindaco Brugnaro, ha di fatto stracciato il candidato "paracadutato" di partito, figlio della tradizione Pds-Ds-Pd e sostenuto a spada tratta dai leader del centrosinistra accorsi in Laguna.

Fratelli d’Italia frena, il Pd si conferma primo partito nei capoluoghi

Allargando lo sguardo oltre il Ponte della Libertà, emerge un quadro statistico che ridimensiona alcune narrazioni. Fratelli d’Italia, nonostante la sua ascesa nelle politiche nazionali, supera la soglia del 20% soltanto in un capoluogo su diciotto: accade a Prato, dove il partito di Giorgia Meloni raggiunge il 21,43% ma perde comunque la città. Negli altri diciassette territori chiamati al voto per il sindaco, il partito si ferma sotto quella soglia; il secondo miglior dato si registra a Lecco con il 18,64%, mentre il terzo è Macerata con il 18,16%.

Di contro, il Partito Democratico, che il governo dà per finito da mesi, si posiziona primo quasi ovunque: tocca punte del 37,89% a Mantova, del 28,77% a Pistoia, del 28,63% proprio a Prato e del 24,84% a Venezia.

Il caso veneziano, la lista personale diventa macchina da guerra

La vittoria di Venturini, certamente, porta la firma del centrodestra, ma la vera arma di perforazione elettorale è stata la sua lista personale. "Simone Venturini sindaco" ha raccolto da sola il 31% dei consensi, diventando di fatto il primo partito della città. Un risultato, questo, che ha ridimensionato il peso specifico dei partiti tradizionali della coalizione: Fratelli d'Italia si è fermato al 13,32% e la Lega ha subìto un vero e proprio crollo, attestandosi sotto il 5%.

Il dato è tanto più significativo se si considera che i sondaggi della vigilia davano lo sfidante del centrosinistra, Andrea Martella, in vantaggio; le urne, invece, hanno consegnato a Venturini un netto 53% contro il 37% del senatore dem.

Malumori e tregue nel campo largo, l’analisi di Renzi e le prossime sfide

Non è certamente un clima da resa dei conti, almeno per adesso. I malumori all'interno del Partito Democratico esistono, e la sconfitta a Venezia pesa come un macigno, ma la minoranza riformista sembra pronta a lavorare "pancia a terra" per portare a casa i ballottaggi. I mal di pancia, per quanto diffusi, non vengono dichiarati apertamente, anche perché i risultati complessivi lasciano spazio a una ripartenza.

Matteo Renzi, nel commentare i dati, ha tenuto a precisare che a Venezia "ha vinto Simone Venturini, non Giorgia Meloni", aggiungendo che la differenza non l'hanno fatta i leader nazionali ma "un ragazzo under 40". Una lettura, quella dell'ex premier, che sposta il baricentro dal confronto ideologico nazionale alla capacità dei singoli di interpretare il territorio.

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