Venezia, Venturini eletto sindaco al primo turno: il centrodestra tiene la laguna
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Redazione Sport
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Simone Venturini è il nuovo sindaco di Venezia, e il risultato – per certi versi inatteso alla vigilia, almeno stando ai sondaggi che lo davano spesso per sfavorito – porta la firma di una vittoria netta e senza bisogno di ballottaggio. Secondo i dati definitivi dello spoglio, il candidato del centrodestra ha ottenuto il 51,03% dei consensi, pari a 56.344 voti, distanziando di oltre dieci punti percentuali il senatore del Partito Democratico Andrea Martella, fermo al 39,21% (43.294 preferenze).
La telefonata di congratulazioni da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni – giunta direttamente durante i festeggiamenti a Mestre, davanti al quartier generale del neo-eletto – ha suggellato una prova di forza per l'intera coalizione di governo, capace di blindare al primo turno una città che il centrosinistra sperava di riconquistare dopo undici anni di amministrazione Brugnaro.
La premier, raggiungendo telefonicamente il diretto interessato mentre festeggiava nella Galleria Matteotti, avrebbe definito l'esito «un risultato bellissimo», raccogliendo l'entusiasmo di una sala piena di sostenitori e attivisti.
La lista civica travolge i partiti: un elettore su tre ha scelto Venturini
Ciò che più ha sorpreso gli osservatori, e probabilmente anche gli stessi competitor, è la performance della lista civica che portava il nome del candidato vincente. «Simone Venturini sindaco» ha raccolto oltre il 31% delle preferenze, diventando di fatto il primo partito della città e dimostrando – come ha commentato lo stesso neo-sindaco – che una campagna elettorale incentrata sui contenuti e sulla concretezza può fare la differenza rispetto alle tradizionali appartenenze di schieramento.
Alle spalle di questo vero e proprio fenomeno politico, il Partito Democratico si è attestato poco sopra il 24%, mentre Fratelli d'Italia – pur risultando il primo partito della coalizione – si è fermato a quota 13,32%. Dati ben più amari per la Lega, che in una delle sue roccaforti storiche del Nord è crollata sotto la soglia psicologica del 5%, fermandosi al 4,7% e confermando la difficoltà del Carroccio nelle aree urbane, insidiato addirittura da Alleanza Verdi e Sinistra che lo hanno superato di qualche decimale.
Una fotografia impietosa che restituisce l'idea di un elettorato sempre più alla ricerca di figure personali, piuttosto che di simboli, e disposto a premiare chi – come Venturini – ha saputo sfruttare la visibilità del ruolo di assessore uscente (dopo essere stato il più votato nel 2020) per costruirsi un consenso personale trasversale.
L'analisi di Martella e le reazioni del governo
Se la vittoria di Venturini è stata festeggiata con schiuma e cori a Mestre, il clima nel fronte opposto è necessariamente diverso. Andrea Martella, entrando nella sede del comitato elettorale con il passo dell'escluso, ha offerto una lettura lucida e quasi rassegnata della sconfitta: «Abbiamo pensato che la città fosse pronta a un cambiamento dopo 11 anni... evidentemente non è stato così. credo che in questo risultato abbia contato molto anche questo decennio, anzi questi undici anni di governo locale e di gestione del potere che evidentemente hanno pesato anche in questa tornata elettorale». Una ammissione di forza, quella del candidato del centrosinistra, che suona anche come una critica implicita alla difficoltà di smuovere consensi radicati nel tempo.
Sul versante opposto, il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha voluto sottolineare l'aspetto generazionale della vittoria: «Dimostreremo sul campo che l'investimento sui giovani è l'investimento giusto». Stefani ha aggiunto una considerazione tecnica sullo spoglio, notando come la forza delle liste civiche abbia inevitabilmente eroso il consenso dei partiti tradizionali della maggioranza.
Nessun commento ufficiale è invece arrivato, almeno per il momento, dai vertici del Partito Democratico a livello nazionale, sebbene le analisi informali diano conto di una débâcle pesante per la segretaria Elly Schlein, che aveva scelto Venezia come uno dei banchi di prova principali della propria proposta politica.
Il dato nazionale: Reggio Calabria al centrodestra
Il trionfo di Venturini non è stato un episodio isolato nel panorama delle amministrative di questa tornata. Scrutini alla mano, anche Reggio Calabria ha registrato una vittoria netta del centrodestra, con Francesco Cannizzaro (esponente di Forza Italia e vice capogruppo alla Camera) che ha conquistato il municipio con una percentuale bulgara del 65,68%. Un risultato, quest'ultimo, che riporta la città calabrese sotto l'egida del centrodestra dopo oltre un decennio di amministrazione di centrosinistra, segnando un'ulteriore battuta d'arresto per il campo largo guidato dal Pd.
Per la premier Meloni, che aveva stretto i denti dopo l'esito referendario di poche settimane fa, questi due capoluoghi rappresentano una boccata d'ossigeno politico, la prova che la tenuta della coalizione nelle amministrative locali – nonostante i sondaggi spesso avversi e la complessità della gestione nazionale – è ancora salda.
Venturini, dal canto suo, ha subito provato a prendere le distanze dalla figura del predecessore Brugnaro, chiedendo ai giornalisti di smettere di definirlo «delfino dell'ex sindaco» con una battuta fulminante: «In laguna l'unico delfino che c'è nuota nel mare».




