La vittoria dell’Italia 1-0 col Lussemburgo non convince, manca ancora un’idea di gioco

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è voluto un colpo di testa di Francesco Pio Esposito – il baby numero nove che ha sbagliato il rigore decisivo nella finale playoff contro la Bosnia, quella che è costata l’ennesima esclusione dai Mondiali – per evitare all’Italia sperimentale di Silvio Baldini quella che, con ogni probabilità, sarebbe stata ricordata come una figuraccia storica.

Il punteggio, strettissimo sullo 0-1 in trasferta contro il Lussemburgo (novantasettesimo nel ranking mondiale), racconta infatti solo in parte la fatica immane di una Nazionale costruita con un’età media di vent’anni e sei mesi: la più giovane, stando ai registri, dal lontano 1912. Se l’obiettivo dichiarato dal ct ad interim – subentrato a Gennaro Gattuso dopo il caos generato dalla mancata qualificazione – era quello di lanciare un segnale di discontinuità netta, il campo ha restituito un verdetto ben più sfumato e, per certi versi, impietoso.

Una vittoria di misura che sa di occasione mancata

Non era semplice, lo si capiva già dalle convocazioni: Baldini ha pescato a piene mani dal vivaio, regalando l’esordio a quindici giocatori. Eppure, l’avversario era il Lussemburgo, una nazionale sulla carta modesta che l’Italia del passato – anche quella in crisi – avrebbe dovuto travolgere senza troppi patemi d’animo. Invece la manovra è apparsa spesso confusa, sterile, affidata più alla generosità individuale dei singoli che a un’idea collettiva riconoscibile.

A salvare il risultato, nel secondo tempo (precisamente al 49’), ci ha pensato Esposito con un guizzo da opportunista su corner battuto da Niccolò Pisilli, bucando la retroguardia locale con un inserimento che ha premiato la sua fame di riscatto dopo il rigore fallito a Zenica.

I giovani non bastano: il caso di Koleosho e la regia assente

Osservando i singoli, la sensazione che si percepisce è quella di un’orchestra senza direttore. Luca Koleosho, per citare il caso più eclatante, ha avuto la possibilità di essere il mattatore della serata: servito a più riprese in profondità, l’attaccante ha però sciupato tutto – o quasi – con conclusioni deboli o fuori misura. Il centrocampo, affidato a elementi giovani come Cher Ndour e Luca Lipani, ha garantito sì possesso palla (oltre il 70% in alcune fasi), ma pochissima verticalità per mettere in difficoltà la linea difensiva avversaria.

Se a questo si aggiunge che l’unico senatore in campo, il capitano Gigio Donnarumma, è stato chiamato a interventi decisivi solo per spezzare qualche raro contropiede, viene da chiedersi dove sia finita la tanto sbandierata "rivoluzione" promessa alla vigilia.

Baldini e la scommessa sul futuro: un cantiere ancora aperto

Libero, nel commentare la prestazione, è stato molto critico: per il quotidiano, si è trattato di un successo "di misura e per niente convincente" contro un'avversaria decisamente modesta, ottenuto da una selezione in cui spiccavano i nomi di Marco Palestra e dello stesso Esposito come unici punti fermi insieme al portiere. In effetti, l’azzardo tattico di Baldini – che ha schierato una difesa giovanissima con Fabio Chiarodia e Pietro Comuzzo – ha retto più per l’abnegazione che per solidità strutturale.

D’altronde, il commissario tecnico ad interim aveva avvertito: il problema del calcio italiano non è la Federazione, ma le società di Serie A che bloccano i talenti in panchina. La partita di Lussemburgo ha dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, che la materia prima c’è, ma che trasformare questi ragazzi in una squadra vera richiederà tempo, pazienza e forse un metodo di gioco più definito di quello intravisto ieri sera.

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