Il comitato nomine di Mps esclude l'ad Lovaglio, il Titolo affonda in Borsa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La delicata quadratura del cerchio in casa Banca Monte dei Paschi di Siena, un'operazione che da settimane teneva banco nei palazzi della finanza e nelle stanze del potere, ha partorito un verdetto che pochi, fino all'ultimo, si sarebbero aspettati. Il comitato nomine dell'istituto senese, riunitosi fino a tarda sera, ha di fatto tagliato fuori l'amministratore delegato Luigi Lovaglio dalla lista dei candidati per il rinnovo del consiglio di amministrazione, un atto che porta la data del 4 marzo e che è destinato a lasciare il segno. La decisione, maturata al termine di confronti tutt'altro che distesi, è stata ufficializzata nella notte e ha subito trovato un riscontro inequivocabile sui mercati, con il titolo della banca che all'avvio delle contrattazioni è sprofondato, trascinando con sé, quasi come un effetto domino, anche le azioni di Mediobanca.

Il comitato nomine, un organismo presieduto da Domenico Lombardi e composto, tra gli altri, da Alessandro Caltagirone, figlio del noto imprenditore Francesco Gaetano, Paola De Martini, Renato Sala e Francesca Paramico Renzulli, ha quindi optato per una soluzione che rappresenta una cesura netta con il recente passato. In ballo c'è la composizione del nuovo consiglio, che verrà eletto nell'assemblea del 15 aprile, e la lista che verrà ora sottoposta al cda uscente – chiamato a ratificarla o meno – conterebbe una rosa di venti nominativi dalla quale, però, il nome dell'attaleader è stato stralciato. Una mossa che appare in controtendenza rispetto alle aspettative della vigilia, quando lo stesso Lovaglio sembrava destinato a un posto nella lista, magari non scontato ma comunque probabile, e che invece lo vede ora ai box in attesa di comprendere gli sviluppi.

I retroscena di una esclusione e le tensioni tra i soci

A pesare sulla bilancia, secondo quanto si apprende da ricostruzioni finanziarie, sarebbero stati molteplici fattori. Da un lato, le non sopite tensioni con una parte dell'azionariato, in particolare con il gruppo facente capo a Francesco Gaetano Caltagirone, titolare di una quota vicina all'11% del capitale; un contrasto, quest'ultimo, che affonderebbe le radici in una diversa visione strategica circa i tempi e le modalità dell'integrazione con Mediobanca, un dossier caldo che l'ad aveva invece accelerato con decisione. Dall'altro, hanno giocato un ruolo non secondario le recenti vicende giudiziarie che hanno lambito il manager: la Procura di Milano, nell'ambito di un'inchiesta sulla tentata scalata a Piazzetta Cuccia, avrebbe ipotizzato per Lovaglio un presunto concerto con gli stessi Caltagirone e Francesco Milleri, numero uno di Delfin, circostanze che, sebbene tutte da verificare, avrebbero offuscato il clima attorno alla sua riconferma.

La reazione di Piazza Affari non si è fatta attendere. All'indomani della notizia, il titolo Mps ha aperto le contrattazioni con un tonfo superiore al quattro per cento, saldamente in coda al Ftse Mib, e con esso è scivolato anche il titolo di Mediobanca, che ha perso oltre quattro punti percentuali. Un dato, questo, che fotografa il nervosismo degli investitori, colti di sorpresa da una piega degli eventi che introduce un elemento di forte discontinuità in un percorso di rilancio che, fino a ieri, sembrava avere nella figura di Lovaglio un punto di riferimento stabile. Ora l'attenzione si sposta tutta sul consiglio di amministrazione in carica, chiamato a esprimersi sulla lista. E, soprattutto, si concentra sui nomi dei possibili successori, con le voci che già indicano in Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Acea ed ex numero uno di Cassa depositi e prestiti, e in Carlo Vivaldi, già in forza a Unicredit, i profili caldi per la successione. Tra i venti candidati figurerebbe anche Corrado Passera, per il quale si ipotizza un ruolo di primo piano, magari proprio alla presidenza.

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