Il nodo Mps slitta ancora, comitato nomine diviso sul destino di Lovaglio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il risiko del Monte dei Paschi di Siena si arena in una fase di stallo che pare destinata a protrarsi ancora per qualche ora, con il comitato nomine il quale, riunitosi nella giornata di ieri per delineare i contorni della lista del nuovo consiglio di amministrazione, non ha saputo trovare una sintesi sulla posizione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. L’incontro, programmato per l’ora di pranzo e dal quale ci si attendeva una fumata bianca, si è risolto in un nulla di fatto sostanziale, durando appena pochi minuti prima che i componenti decidessero di aggiornarsi a oggi, quando si tenterà di completare un’istruttoria che appare sempre più complessa. La sensazione, palpabile tra gli addetti ai lavori, è che la quadra sull’elenco di venti candidati da sottoporre al vaglio del board – riunione quest’ultima che potrebbe tenersi già domani in via anticipata rispetto al calendario ufficiale – sia ancora lontana, complice la difficoltà di trovare una mediazione condivisa sull’eventuale esclusione del manager.

Lo scoglio giudiziario e le ripercussioni sulla governance

Il nodo principale, attorno al quale si dipanano le discussioni del comitato presieduto da Domenico Lombardi, resta quello della posizione di Lovaglio e della sua eleggibilità per il prossimo mandato, in un contesto che lo vede coinvolto nell’inchiesta della Procura di Milano relativa alla presunta esistenza di un concerto tra soci in occasione della scalata a Mediobanca. Secondo le ultime indiscrezioni, che nelle ultime ore avrebbero preso e consistenza, il nome dell’attuale amministratore delegato sarebbe stato di fatto accantonato, o quanto meno messo in forte discussione, finendo per essere escluso dalla rosa dei venti prescelti. Una circostanza che, ove confermata, assumerebbe i contorni di una vera e propria cesura rispetto alla gestione attuale, sebbene non manchino voci secondo cui la partita non sia affatto chiusa e che lo stesso Lovaglio, forte dei risultati industriali ottenuti, possa ancora giocare le sue carte in extremis.

La voce di Passera e il pressing dei sindacati

In questo clima di attesa e di indiscrezioni che si rincorrono, sono arrivate ieri anche le parole, secche e misurate, di Corrado Passera, il banchiere ed ex ministro il cui nome figura nella cosiddetta long list e che rappresenta uno dei profili di maggiore spicco in lizza per un eventuale ingresso nel board. Interpellato dai cronisti a margine del consiglio nazionale della Fabi in corso a Milano, Passera ha dribblato le domande con un laconico “quando ci sarà qualcosa da commentare, la commenteremo”, tagliando corto su qualsiasi ipotesi o valutazione in merito alla composizione della short list e alle dinamiche interne a Rocca Salimbeni. Un silenzio, il suo, che alimenta ulteriori speculazioni in attesa che il quadro si chiarisca. Parallelamente, e restando in tema di interlocuzioni con la base sociale e lavorativa, proprio ieri i sindacati di categoria – quelle stesse sigle che nei mesi scorsi hanno sottoscritto accordi sul premio aziendale – hanno voluto ribadire con forza la necessità che il futuro della banca, al di là dei giochi di potere e delle poltrone, non perda di vista il radicamento territoriale e il ruolo della banca commerciale tradizionale. Un monito arrivato in attesa che Lovaglio, ancora formalmente in carica, convochi le rappresentanze sindacali per illustrare, come da consuetudine, i dettagli del piano industriale presentato nei giorni scorsi.

I tempi stretti per la chiusura della lista

L’orologio, intanto, corre inesorabile verso la scadenza del 5 marzo, termine ultimo per il deposito della lista consiliare che verrà poi sottoposta al voto dell’assemblea dei soci convocata per il 15 aprile. La procedura, che richiede anche il via libera formale della Banca Centrale Europea sui requisiti di professionalità e indipendenza dei candidati, impone una chiusura immediata della partita, eppure il braccio di ferro sulla continuità o meno dell’attuale amministratore delegato continua a tenere banco. Se da un lato alcuni azionisti di peso, come Delfin, avevano in passato manifestato sostegno alla gestione Lovaglio, dall’altro le recenti vicende giudiziarie e le diverse visioni strategiche sul futuro dell’istituto, specialmente in relazione all’integrazione con Piazzetta Cuccia, hanno reso il terreno minato e ogni decisione più complessa del previsto. Il comitato nomine è dunque chiamato a trovare una soluzione che metta d’accordo tutti, o quantomeno che non faccia saltare il tavolo, in un equilibrio instabile tra istanze di rinnovamento e necessità di preservare la stabilità gestionale.

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