Piantedosi e Tajani attaccano la Spagna: "Sbarchi giù dell'82%, le polemiche sono strumentali"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha respinto al mittente le critiche sollevate dalla Spagna in merito al ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne da parte dell'Italia, definendo "del tutto immotivato" il clamore mediatico e politico che si è generato attorno alla decisione del governo.

In un'intervista concessa al quotidiano La Verità, il titolare del Viminale ha rivendicato con forza i risultati ottenuti dall'esecutivo nella gestione dei flussi migratori, sottolineando un dato che, a suo avviso, rende evidente l'efficacia delle misure adottate: il crollo degli sbarchi sulle coste italiane, che si attesterebbe intorno all'82%.

I dati sugli sbarchi e la replica alle accuse di Madrid

Secondo i numeri forniti da Piantedosi, la riduzione degli arrivi via mare è talmente significativa da far apparire le polemiche sollevate dagli "amici" spagnoli come meramente strumentali, prive cioè di un fondamento oggettivo che giustifichi l'astio mostrato nei confronti di Roma.

Il ministro ha ricordato che il ripristino dei controlli alle frontiere interne è uno strumento che i Paesi europei hanno attivato centinaia di volte negli ultimi anni, citando esplicitamente il caso della Spagna, che vi avrebbe fatto ricorso in diverse occasioni, così come alcuni Stati confinanti con l'Italia avrebbero fatto nei nostri confronti in passato. Di qui la domanda retorica che Piantedosi lancia ai detrattori della scelta italiana: perché tanto stupore e tante critiche proprio ora, quando la situazione dei flussi irregolari è oggettivamente sotto controllo?

Il vertice straordinario dell'Ue su Ceuta

L'intervento del ministro arriva a poche ore dal vertice straordinario dei ministri dell'Interno dell'Unione Europea, convocato per fare il punto sulla crisi migratoria che ha recentemente interessato la città autonoma di Ceuta, enclave spagnola nel Nord Africa.

In attesa che i lavori abbiano inizio, Piantedosi ha voluto ribadire la posizione italiana, chiara e improntata alla collaborazione, ma senza sconti sul piano dei fatti: l'Italia, ha detto, ha sempre offerto e continuerà a offrire il massimo sostegno a tutti i partner europei nel contrasto ai flussi migratori irregolari, ma pretende che il suo impegno venga riconosciuto e che non venga messa in discussione la legittimità di scelte che rientrano nella piena sovranità nazionale e che sono comunque previste dai trattati.

Tajani: "Fallimentare la politica spagnola"

Sulla stessa lunghezza d'onda si è collocato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in un'intervista al Corriere della Sera ha rincarato la dose, attaccando frontalmente il governo di Pedro Sanchez per quella che ha definito una "politica fallimentare" in materia di accoglienza e gestione dei migranti. Tajani ha spiegato che il ripristino dei controlli a Schengen non è stato un atto ostile nei confronti di Madrid, ma un dovere preciso che l'Italia aveva, e ha, verso sé stessa e verso l'intera Unione Europea. I 7.000 chilometri di confini italiani, ha ricordato Tajani, non sono solo confini nazionali, ma rappresentano anche i confini europei per eccellenza, una frontiera che riguarda direttamente la sicurezza di tutti gli Stati membri e che dunque va protetta con ogni mezzo lecito.

Il capo della Farnesina ha respinto con fastidio le accuse di nervosismo mosse dagli esponenti spagnoli, ribaltando l'accusa: è la Spagna, a suo dire, a essere nervosa perché i numeri italiani smentiscono le loro narrazioni.

E mentre il governo italiano insiste sull'82% di sbarchi in meno, Tajani ha voluto anche difendere la linea del suo esecutivo dalle critiche interne, in particolare quelle arrivate dall'opposizione, senza però mai citare direttamente nomi o partiti, ma lasciando intendere che certe strumentalizzazioni politiche fanno solo il gioco di chi vuole indebolire l'immagine dell'Italia in Europa.

Il vicepremier ha ribadito che la priorità rimane la sicurezza dei confini e la lotta ai trafficanti, e che qualsiasi altra considerazione, specie se dettata da interessi di parte o da rivalità tra Paesi, è destinata a rimanere sullo sfondo.

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