Crans Montana, l’interrogatorio dei coniugi Moretti tra dichiarazioni spontanee e il dolore dei familiari
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Redazione Esteri
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Sono entrati in largo anticipo, quasi come se volessero evitare il contatto con il mondo esterno, da una porta secondaria del politecnico di Sion, scortati da una pattuglia di poliziotti. Jacques e Jessica Moretti, i titolari del locale "Constellation" andato distrutto nel rogo di Capodanno, hanno così preso parte all’udienza di confronto che si è tenuta oggi, venerdì 5 giugno, davanti alla procuratrice generale aggiunta del Cantone vallese Catherine Seppey e a una settantina di avvocati delle parti civili.
Si tratta del primo interrogatorio congiunto per i due coniugi francesi, i quali, dopo mesi di audizioni separate, si sono trovati fianco a fianco per rispondere alle domande degli inquirenti su quella notte in cui le fiamme hanno ucciso 41 giovani e ferito oltre cento persone.
La scelta di procedere a un confronto diretto, per certi versi inaspettata, sottende la volontà delle magistrate di mettere a nudo eventuali discrepanze nelle versioni fornite fino a questo momento, soprattutto riguardo alla gestione delle uscite di sicurezza e alle direttive impartite ai dipendenti nella serata della tragedia.
“Siamo stati distrutti”: la difesa di Jessica Moretti
Aprendo il proprio intervento, Jessica Moretti ha rilasciato una dichiarazione spontanea che non è passata inosservata. La donna, con voce tesa ma ferma, ha affermato che «contro di noi sono state dette solo tante falsità» e che lei e il marito si sentono «distrutti» da quanto accaduto.
Una dichiarazione di innocenza, la sua, accompagnata dalla volontà di collaborare attivamente con l’inchiesta; la Moretti ha anche riferito di aver scritto una lettera alle famiglie delle vittime, offrendo la propria disponibilità a un incontro, sebbene i dettagli del contenuto della missiva non siano stati resi noti. Tuttavia, in quello che doveva essere un momento di chiarificazione, è emersa un’ulteriore aggravante per la sua posizione: secondo quanto riportato dai media svizzeri, a carico della donna è stata contestata anche l’accusa di falso documentale.
La nuova imputazione, si legge, riguarderebbe una fattura relativa all’acquisto della schiuma fonoassorbente – il materiale che, probabilmente, ha alimentato le fiamme – modificata forse per ragioni fiscali, un aspetto che dimostra come l’inchiesta si stia allargando anche ai retroscena economici della gestione del locale.
Il grido di dolore di una madre: “Io non posso abbracciare mio figlio”
Se le parole dei Moretti cercano di dipingere il ritratto di due imprenditori travolti da un destino crudele, la realtà delle famiglie presenti in aula racconta una verità ben più dura. Laetitia Brodard-Sitre, madre del sedicenne Arthur, una delle 41 vittime accertate, ha assistito all’interrogatorio e non ha tardato a rispondere, a cuore aperto, alle dichiarazioni della titolare del "Constellation". «Essere distrutti, devastati – ha detto la donna ai cronisti presenti fuori dall’aula – significa non poter abbracciare i propri figli o doverli accudire in ospedale.
Non credo che essere indagati per una tragedia significhi provare la devastazione: quando puoi tornare a casa, lavorare accanto a tuo marito e abbracciare i tuoi figli ogni mattina, quella non è devastazione». Vestita di bianco, con la foto del figlio appoggiata sul cuore, Laetitia rappresenta il dolore collettivo di chi cerca risposte che tardano ad arrivare: «Ci sono altri 40 angeli che se ne sono andati, ci sono 115 feriti, alcuni in terapia intensiva, irriconoscibili. Ho bisogno di risposte».
Le crepe nell’istruttoria e la pressione sulle istituzioni locali
L’udienza di oggi, definita da alcuni legali come «l’ultima occasione» per il duo di imprenditori di contribuire attivamente alla scoperta della verità, arriva in un clima di crescente impazienza. Nonostante il numero di persone rimaste gravemente ustionate e ancora ricoverate sia diminuito, i riflettori dell’inchiesta restano accesi non solo sui Moretti ma anche su altri quattordici indagati, tra cui ex funzionari comunali e dipendenti pubblici accusati a vario titolo di omicidio colposo e lesioni.
Gli avvocati di parte civile, presenti in gran numero, hanno sottolineato come le indagini sembrino procedere a rilento, chiedendo che finisca quello che qualcuno ha definito un "Roland Garros" valdostano, dove le responsabilità vengono continuamente scaricate da un soggetto all’altro senza trovare una soluzione. L’arrivo dei coniugi è stato protetto da un imponente dispositivo di sicurezza, un omaggio alla tensione palpabile che aveva già portato, nei mesi scorsi, a tafferugli e momenti di accerchiamento da parte dei parenti delle vittime.




