Milano tiene il passo nonostante i dazi, spread a 80 punti e tech sotto pressione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Piazza Affari prosegue la sua corsa in territorio positivo, seppure con cautela, mentre l’ombra delle nuove tariffe doganali volute da Trump si allunga sui mercati. Il Ftse Mib, dopo aver sfiorato i 41mila punti, chiude con un +0,18%, resistendo alle tensioni che hanno invece colpito alcuni big del comparto tecnologico. A trainare l’indice milanese contribuiscono Interpump, che conferma le previsioni di crescita, e Prysmian, in rialzo del 2,2%, seguita da Mediolanum (+1,25%), grazie a una raccolta netta superiore al miliardo a luglio. Unipol e Buzzi, rispettivamente +1,21% e +1,18%, completano il quadro dei guadagni.

Non tutti, però, beneficiano del clima di relativa stabilità. Leonardo cede il 2,3%, mentre StM – penalizzata dalla minaccia di dazi al 100% sui chip per chi non produce negli Stati Uniti – arretra dell’1,81%. Una mossa, quella dell’amministrazione americana, che ha spinto diverse aziende a richiedere esenzioni, accelerando gli investimenti oltreoceano. Intanto, l’euro si mantiene stabile a 1,168 dollari, mentre lo spread Btp-Bund torna a salire, attestandosi sugli 80 punti.

In Europa, la reazione ai dazi del 15% sull’Ue – entrati in vigore oggi – è stata contenuta, con gli indici principali in leggero rialzo. Lo Stoxx 600 oscilla attorno alla parità, mentre Parigi avanza dello 0,35%. A pesare, oltre alle tensioni commerciali, è l’incertezza legata alle possibili ritorsioni di Bruxelles, ancora al tavolo dei negoziati. Trump, del resto, non ha fatto sconti neppure a India e Brasile, annunciando un raddoppio delle tariffe fino al 50% per i due Paesi.

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