Sofia Goggia racconta il virus contratto in Argentina: «Non c'è una cura, ora non posso fare piani»
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Redazione Salute
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A poco più di tre settimane dall'avvio della Coppa del Mondo di sci alpino, in programma il 24 ottobre a Sölden, Sofia Goggia non è ancora in grado di stabilire quando potrà tornare sulla neve. La campionessa bergamasca è intervenuta dal palco del Festival dello Sport di Trento, organizzato dalla Gazzetta, per raccontare le settimane che l'hanno costretta a lasciare in anticipo il ritiro in Argentina e a sottoporsi a una serie di accertamenti clinici in Italia.
La 33enne ha spiegato di aver contratto un virus «poco comune tra gli adulti», per il quale, ha detto, «non c'è una cura», e di dover ancora fare i conti con strascichi che le impediscono di programmare il rientro agonistico.
La doppia infezione e i sintomi accusati a Ushuaia
Goggia si trovava a Ushuaia dal 23 agosto per il consueto blocco di allenamenti sulle nevi del Cerro Castor. Sul finire del ritiro ha iniziato ad accusare «dolori articolari particolarmente forti, intensi e strani», come lei stessa li ha descritti, diversi dai fastidi che è abituata a gestire con gli antinfiammatori. Alla sintomatologia si sono aggiunti «una debolezza di gambe, come se non fosse coordinata», tremori e un senso di spossatezza tale da rendere faticoso anche solo salire le scale.
Il rientro in Italia, deciso d'intesa con la Commissione medica della Federazione Italiana Sport Invernali presieduta dal dottor Andrea Panzeri, ha permesso di chiarire l'origine del malessere attraverso gli esami effettuati presso la Casa di Cura La Madonnina e l'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. I valori del sangue hanno ricostruito una doppia infezione: prima la Chikungunya, trasmessa dalla puntura di una zanzara infetta, poi, «sulla coda di quel virus», il Parvovirus B19, che Goggia ha definito «veramente poco comune tra gli adulti, perché solitamente lo fanno solo i bambini piccoli».
Le condizioni attuali e l'incognita sul rientro
La fase acuta dell'infezione, ha precisato l'atleta, è ormai alle spalle, ma il recupero procede a singhiozzo. «Ho delle giornate in cui sto meglio, altre in cui mi alzo e mi sento a terra», ha raccontato, spiegando che anche una semplice camminata in discesa le provoca tremori alle gambe e che dopo circa un'ora e venti di attività fisica, seppur con volumi e intensità molto ridotti rispetto al solito, avverte come «una saracinesca» calare sulla concentrazione.
Da qui la difficoltà a prevedere una data per il ritorno in pista: «Non posso prevedere piani, mi serve tempo per uscire dalle conseguenze del virus». Goggia ha aggiunto di dover essere «mentalmente lucida e coordinata motoriamente» prima di potersi esprimere ai livelli a cui è abituata, precisando che il problema non riguarda tanto lo sci in sé, quanto la condizione generale necessaria per praticarlo in sicurezza.
Il quadro della preparazione e il calendario della stagione
La trasferta sudamericana di Goggia era iniziata il 23 agosto e prevedeva, dopo Ushuaia, un trasferimento in Cile per un ulteriore periodo di lavoro dedicato alle discipline veloci, discesa libera e supergigante, quelle in cui la bergamasca ha costruito i risultati più importanti della carriera. Il rientro anticipato ha interrotto quel programma e ha spostato l'attenzione sulla fase di recupero, definita in collaborazione con la Commissione medica federale.
La scorsa stagione si è chiusa per lei con la conquista della Coppa del Mondo di supergigante e con il bronzo olimpico nella discesa libera ai Giochi di Milano Cortina. Il calendario internazionale ripartirà il 24 ottobre con il gigante femminile sul ghiacciaio del Rettenbach, a Sölden, mentre la prima discesa libera della stagione è in programma l'11 dicembre a Beaver Creek.
Il ricordo di Elena Fanchini sul palco di Trento
Nel corso della sua presenza al Festival dello Sport, Goggia è intervenuta anche in un incontro dedicato a Elena Fanchini, la sciatrice bresciana scomparsa nel 2023, sul palco insieme alle sorelle Nadia e Sabrina. «Ho sempre avuto un rapporto speciale con tutte e tre le sorelle Fanchini», ha ricordato, «sono sempre stata accolta come una sorellina».
Goggia ha rievocato gli anni in cui, entrando in nazionale da giovane, trovava in Elena una figura di riferimento: «Mi ha sempre bacchettato ma mi ha voluto molto bene», ha detto, aggiungendo che dietro il bronzo olimpico conquistato a Milano Cortina c'è anche il ricordo della velocista di Montecampione, a cui aveva dedicato la vittoria nella discesa di Cortina del gennaio 2023.
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