Garlasco, i verbali degli ex carabinieri e i dubbi sul 2017

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “Mai conosciuto”. “A me però disse di sì”. Il dialogo, asciutto e carico di implicazioni, si dipana tra gli inquirenti e Silvio Sapone, luogotenente dei carabinieri in congedo che un tempo fu responsabile della squadra di Polizia giudiziaria della Procura di Pavia. Sono trascorse da poco le dieci del mattino del 26 settembre quando la sua testimonianza, in qualità di persona informata sui fatti, inizia a essere raccolta e videoregistrata negli uffici della Guardia di finanza pavese, un procedimento che si inserisce nel solco di un’indagine ben più ampia. L’inchiesta della Procura di Brescia, quella sul cosiddetto ‘sistema Pavia’, che ha per indagato l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti, cerca infatti di far luce su dinamiche opache, ricostruendo tasselli che sembravano perduti.

Un nome sussurrato nelle intercettazioni

Proprio in questo contesto, tra intercettazioni e documenti sequestrati, è riemerso con forza un nome, Maurizio, che i genitori di Andrea Sempio avrebbero citato in conversazioni private registrate dagli investigatori. Quel nome, pronunciato forse con circospezione, viene considerato una figura “interessante” nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, un possibile tramite la cui identità e il cui ruolo restano da chiarire compiutamente. La menzione di Maurizio da parte dei Sempio, stando a quanto emerge, coinciderebbe temporalmente con un movimento finanziario significativo: dai conti della famiglia, in quel frangente, uscirono infatti 35mila euro in contanti, una somma cospicua che alimenta le ipotesi degli inquirenti e che si intreccia con una parallela indagine per corruzione.

I bigliettini ritrovati dopo 18 anni

Altri elementi, rimasti a lungo celati, sono venuti alla luce dopo diciotto anni, come i presunti bigliettini rinvenuti nell’auto della famiglia Sempio. Uno di questi, che reciterebbe la frase “118 stesa sul pavimento in fondo alle scale Stasi chiama cc 12-13”, sembrerebbe fare un riferimento diretto alla posizione del Corpo senza vita di Chiara Poggi; una nota, questa, che lo stesso Giuseppe Sempio, padre di Andrea, avrebbe successivamente ammesso di aver scritto. Un altro appunto, invece, contenente la dicitura “Chiamate vs Fisso Poggi”, che alluderebbe alle presunte telefonate effettuate al numero di casa dei Poggi prima del delitto, è stato attribuito ad Andrea Sempio, aggiungendo un tassello inquietante a una vicenda già complessa.

Il fiume di soldi per la difesa legale

Mancano otto minuti alle quattro del pomeriggio di quello stesso 26 settembre quando Giuseppe Sempio, reduce da una mattinata di perquisizioni, viene a sua volta sentito negli uffici della Guardia di Finanza. La sua deposizione si colloca all’interno del medesimo filone d’inchiesta che coinvolge l’ex procuratore Venditti, il magistrato il quale, nel marzo del 2017, chiese e ottenne dal gip l’archiviazione per Andrea, all’epoca indagato per la prima volta per l’omicidio. Le risorse economiche impiegate dalla famiglia per sostenere il procedimento legale sono state ingenti: si parla di almeno 55mila euro, un fiume di denaro destinato agli avvocati e coperto, in parte, anche attraverso prestiti ricevuti dai parenti, a testimonianza di uno sforzo finanziario notevole volto a fronteggiare le spese processuali.

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