Verbali e bigliettini, i nuovi tasselli sul delitto di Garlasco
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Redazione Interno
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Le dichiarazioni di un luogotenente in congedo, Silvio Sapone, un tempo responsabile della squadra di Polizia giudiziaria della Procura di Pavia, si inseriscono in un quadro investigativo che continua a svilupparsi a distanza di anni. La sua testimonianza, resa come persona informata sui fatti e videoregistrata negli uffici della Guardia di finanza di Pavia, contribuisce a delineare i contorni di un’inchiesta, condotta dalla Procura di Brescia, sul cosiddetto ‘sistema Pavia’, la quale vede tra i suoi indagati l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti. Un passaggio cruciale, durante il suo interrogatorio, ha riguardato le sue relazioni con gli imputati, ai quali avrebbe dichiarato di non essere legato, nonostante una diversa impressione fosse stata riportata da altre fonti; “Mai conosciuto”, avrebbe affermato, a cui però si contrappone un secco “A me però disse di sì”, che introduce un elemento di contraddizione sul quale gli investigatori stanno evidentemente riflettendo.
Il nome sussurrato nelle intercettazioni
Parallelamente, le indagini sul caso di Garlasco, che ha avuto come vittima Chiara Poggi, hanno portato all’emersione di un nome, Maurizio, il quale, menzionato dai genitori di Andrea Sempio in alcune conversazioni intercettate, viene considerato una figura di notevole interesse. La sua identificazione, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, coinciderebbe temporalmente con un movimento finanziario significativo: dai conti della famiglia Sempio, in quel medesimo periodo, sarebbero infatti prelevati trentacinquemila euro in contanti. La domanda su chi sia precisamente questo Maurizio e quale ruolo possa aver avuto rimane centrale, mentre prosegue anche un filone d’indagine relativo a possibili episodi di corruzione, che sembrerebbero intrecciarsi con la vicenda principale.
I bigliettini ritrovati dopo diciotto anni
Un altro capitolo, tra i più significativi, è rappresentato dal ritrovamento, all’interno di un’automobile di proprietà della famiglia Sempio, di alcuni appunti che si ritiene possano essere connessi al delitto. Di questi, uno in particolare, che recita “118 stesa sul pavimento in fondo alle scale Stasi chiama cc 12-13”, sembrerebbe descrivere, con un linguaggio stringato, la scena del ritrovamento del Corpo della giovane. L’autore di quel messaggio, come egli stesso avrebbe in seguito ammesso, è Giuseppe Sempio, il padre di Andrea. Le frasi contenute, che paiono un promemoria di quanto accaduto, forniscono una Descrizione che gli investigatori stanno analizzando con la massima attenzione, data la sua potenziale rilevanza probatoria.
Le chiamate al fisso dei Poggi
Accanto a quel biglietto, ne è stato rinvenuto un altro, sul quale era annotata la dicitura “Chiamate vs Fisso Poggi”, il quale farebbe riferimento a delle presunte telefonate effettuate verso l’abitazione della famiglia Poggi in un arco temporale precedente l’omicidio. Anche in questo caso, l’autografia è stata attribuita, sempre secondo quanto accertato dagli inquirenti, ad Andrea Sempio. La presenza di questi appunti, custoditi per così tanto tempo, aggiunge strati di complessità a una vicenda giudiziaria che, nonostante il passare degli anni, continua a rivelare particolari inediti, ciascuno dei quali viene esaminato per la sua capacità di gettare luce su dinamiche ancora non del tutto chiare.




