Papa Leone XIV, campane in festa per la visita alla chiesa armena di Istanbul
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Redazione Esteri
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Le campane hanno suonato a festa, accogliendo una folla di fedeli raccolta per un evento che segna un ulteriore, significativo passo nel dialogo tra confessioni. Nell’ultimo giorno del suo soggiorno in Turchia, papa Leone XIV ha scelto di recarsi nella Cattedrale Armena Apostolica di Istanbul, un gesto carico di simbolismo che ha voluto coronare con una preghiera ecumenica, sottolineando quella che ha definito la "coraggiosa testimonianza cristiana del popolo armeno nel corso dei secoli, spesso in circostanze tragiche". Un riconoscimento, il suo, che va ben al di là di una semplice formalità diplomatica, toccando le corde di una storia segnata da prove durissime, e che si è concluso con un ringraziamento per "i legami fraterni sempre più stretti" tra la Chiesa Cattolica e quella armena, dei quali qualcuno si è già fatto portatore.
Il richiamo alla pace e il dialogo interreligioso
Il percorso di papa Leone, il quale ha già lasciato Istanbul per fare rotta verso Beirut, in Libano, si è rivelato fin dall’inizio un viaggio all’insegna della ricerca della concordia. L’evento forse più carico di significato, in questa direzione, si è consumato il giorno precedente, quando il pontefice ha varcato la soglia della Moschea Blu, compiendo un gesto di apertura che ha immediatamente catturato l’attenzione mondiale. In quel contesto, senza però unirsi alla preghiera islamica, ha lanciato un appello che risuona come un monito per l’intero scenario globale, affermando che "viviamo in un mondo in cui troppo spesso la religione è usata per giustificare guerre e atrocità". Un’affermazione che, se da un lato denuncia una piaga dei nostri tempi, dall’altro delinea con chiarezza l’intento del suo magistero: costruire, attraverso il dialogo con tutti e tra tutti, dei percorsi di pace autentici e percorribili.
Oltre le divisioni, uno sguardo verso il futuro
Quello che è emerso dal carattere pragmatico e ottimista del pontefice è stata una capacità di guardare oltre le attuali contingenze, per quanto complesse esse possano apparire. Preso atto delle spaccature, tanto numerose quanto persistenti, che dividono i "litigiosi fratelli ortodossi" – come hanno dimostrato alcune eloquenti assenze durante le celebrazioni per i 1700 anni del primo concilio ecumenico a Nicea – Leone XIV ha di fatto girato pagina. Ha spostato il proprio sguardo più in là, verso un orizzonte futuro, arrivando a lanciare una proposta concreta per un incontro a Gerusalemme nel 2033, un gesto che mira a superare le divisioni del presente proiettandosi verso una meta simbolica di unità.
La commemorazione del Concilio di Nicea e la presenza italiana
Il viaggio apostolico, che ha come fulcro centrale la commemorazione dei 1700 anni del Concilio di Nicea, vede al seguito del papa una delegazione di rappresentanti della Chiesa italiana. Tra questi, anche monsignor Giorgio Ferretti, arcivescovo di Foggia-Bovino, il quale partecipa in qualità di rappresentante della Conferenza Episcopale Italiana. Il presule sta prendendo parte alle celebrazioni liturgiche presiedute dal pontefice nelle diverse tappe turche, compresa la commemorazione tenutasi a İznik, l’antica Nicea, e l’incontro ecumenico con il patriarca Bartolomeo a Istanbul, contribuendo così a dare Corpo a una presenza che unisce la dimensione locale a quella universale della Chiesa.




