Papa Leone a Istanbul, visita alla Moschea Blu e sguardo al 2033

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Papa Leone XIV ha concluso la sua visita in Turchia, un viaggio denso di significati ecumenici e caratterizzato da gesti che, senza clamori, hanno delineato un approccio differente. L'incontro di questa mattina, sabato 29 novembre, con i capi e i rappresentanti delle Chiese e comunità cristiane si è tenuto nella chiesa ortodossa siriaca di Mor Ephrem, a Yeşilköy, un quartiere della parte europea di Istanbul, dove il Pontefice ha ribadito il suo impegno per un "cammino assiduo e costante" verso la piena unità. Un percorso che, come ha annunciato, ha già una meta temporale e geografica ben precisa: Gerusalemme, nel 2033, in occasione di un Giubileo che si preannuncia storico.

La visita alla Moschea Blu e un gesto diverso

Prima di raggiungere la chiesa di Mor Ephrem, il Papa si è recato in auto alla Moschea Blu, uno dei luoghi di culto islamici più iconici al mondo. È qui che il suo comportamento ha segnato una discreta ma significativa divergenza rispetto ai suoi immediati predecessori. Entrato scalzo, come prevede il protocollo, alla domanda del muezzin Asgin Tunca se intendesse pregare, Leone XIV ha risposto negativamente, limitandosi a osservare l'ambiente circostante. Una scelta che ha evitato le successive puntualizzazioni divenute necessarie in passato, quando sia Papa Benedetto XVI nel 2006 che Papa Francesco nel 2014 compirono invece un momento di preghiera silenziosa, definita dalla Sala Stampa vaticana non una preghiera comune ma un'“adorazione”. La nota ufficiale di questa volta ha semplicemente sottolineato come il Pontefice abbia vissuto la visita “in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti lì si raccolgono in preghiera”.

Il richiamo al Concilio di Nicea e l'orizzonte di Gerusalemme

Il cuore del viaggio, che tocca anche il Libano, risiede nella commemorazione dei 1700 anni dal Concilio di Nicea, un evento fondativo per la dottrina cristiana. È proprio a questo storico concilio, che il Papa ha fatto più volte riferimento nel corso della sua permanenza, richiamandone il valore durante il suo intervento a Istanbul. Da quel richiamo al passato è scaturita una proiezione verso il futuro: l'annuncio di un incontro tra tutte le Chiese, fissato per il 2033 a Gerusalemme. L'obiettivo, ambizioso, è quello di ritrovarsi proprio nel Cenacolo, il luogo tradizionalmente identificato con l'Ultima Cena di Gesù, simbolo di unità prima della Passione.

Le reazioni e il percorso annunciato

La Sala Stampa della Santa Sede ha riferito che, al termine dell'incontro nella chiesa di Mor Ephrem, il Pontefice ha assicurato una “preghiera assidua e costante” per continuare a camminare insieme. Se il gesto alla Moschea Blu ha attirato l'attenzione per la sua discreta peculiarità, è l'annuncio dell'appuntamento giubilare del 2033 a costituire il vero fulcro programmatico di questa missione. Un orizzonte temporale lungo, che delinea un decennio di lavoro e dialogo, con lo scopo di fare di Gerusalemme non solo un luogo della memoria, ma uno spazio di riconciliazione e di unità visibile per il mondo cristiano.

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