Il Tesoro piazza 9 miliardi tra Btp e Ccteu, rendimenti in discesa e domanda solida
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Redazione Economia
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Nella giornata di mercoledì 29 aprile, il Ministero dell’economia e delle finanze ha portato a termine con successo l’emissione di nuovi titoli di Stato a medio e lungo termine, raccogliendo complessivamente 9 miliardi di euro e soddisfacendo – almeno per il momento – la fame di debito pubblico italiano da parte dei mercati. L’operazione, che ha visto protagonisti un nuovo Btp benchmark a cinque anni (scadenza 1° giugno 2031, cedola annua lorda del 3,15% e codice ISIN IT0005707614) e la prima tranche del CcTeu a dieci anni (scadenza 15 aprile 2036), ha evidenziato un duplice fenomeno: da un lato la forte richiesta da parte degli investitori, dall’altro una netta contrazione dei rendimenti offerti dallo Stato rispetto alle aste precedenti.
Btp a 5 anni, l’effetto della nuova cedola sul mercato
Il collocamento principale ha riguardato il Btp con durata quinquennale, per il quale il Tesoro ha letteralmente fatto il pieno. L’importo offerto, pari a 4 miliardi di euro, ha raggiunto il limite superiore della forchetta prevista (che oscillava tra 3,5 e 4 miliardi), a dimostrazione di una strategia di emissione che punta a sfruttare la finestra di mercato più favorevole. La domanda, infatti, è stata particolarmente sa: gli investitori hanno sottoscritto richieste per circa 6,14 miliardi di euro, generando un rapporto di copertura di 1,53, ben al di sopra della soglia che garantisce un’asta tranquilla. Ma il dato più significativo, per chi segue l’andamento del debito sovrano, è il rendimento lordo assegnato: fermo al 3,32%, questo segna un calo di ben 16 punti base rispetto all’asta precedente per scadenze analoghe, un segnale inequivocabile della riduzione del premio al rischio richiesto dai creditori dello Stato.
CcTeu decennale, l’indicizzazione all’Euribor conquista gli “specialisti”
Parallelamente al Btp fisso, il Tesoro ha emesso la prima tranche del nuovo Certificato di Credito del Tesoro (CcTeu) a 10 anni, uno strumento finanziario strutturalmente diverso. A differenza dei classici Btp, questo bond offre una cedola che non è fissa, bensì indicizzata all’Euribor a 6 mesi maggiorata di uno spread dell’0,8%. L’asticella è stata fissata su un importo compreso tra 3 e 3,5 miliardi, e anche in questo caso il ministero guidato da Giancarlo Giorgetti ha centrato il bersaglio massimo collocando l’intero ammontare di 3,5 miliardi. Il CcTeu, che ha ottenuto richieste per quasi 5,13 miliardi di euro (rapporto di copertura pari a 1,47), è stato aggiudicato con un prezzo di 99,02, che si traduce in un rendimento lordo complessivo del 3,36%. Va ricordato – a scanso di equivoci – che la prima cedola semestrale di questo Titolo è già stata determinata nell’1,645% (16,45 euro lordi per ogni lotto di 1.000 euro), calcolata sull’Euribor a 6 mesi rilevato lo scorso 13 aprile al 2,437%.
Asta supplementare e il test degli investitori istituzionali
L’operazione sui CcTeu, comunque, non si esaurisce con il collocamento di massa di mercoledì. Il calendario del Tesoro prevede, per il giorno successivo all’asta principale (quindi giovedì 30 aprile), una cosiddetta asta supplementare riservata esclusivamente agli “specialisti”, ovvero quei grandi investitori istituzionali che agiscono da dealer primari per conto della Banca d’Italia. In questa fase, potranno essere offerti fino ad altri 1,05 miliardi del medesimo decennale, a patto però che la domanda da parte di questi operatori qualificati si manifesti con sufficiente intensità. Questa doppia fase, tra l’altro, permette al debito pubblico italiano di assorbire liquidità sia dal mercato retail che dalla finanza strutturata, diversificando la base degli investitori.
I Bot aprono la settimana, liquidità a breve termine garantita
A completare il quadro delle emissioni di fine aprile c’è la riuscita operazione sui Bot, avvenuta il giorno precedente (28 aprile). Il Tesoro ha collocato 4,5 miliardi di euro complessivi suddivisi tra scadenze trimestrali e semestrali: 2,5 miliardi per i Bot a 3 mesi (vita residua di 75 giorni) e 2 miliardi per quelli a 6 mesi (153 giorni di vita residua). La domanda, in questo caso, ha superato abbondantemente l’offerta, raggiungendo rispettivamente i 3,99 miliardi e i 3,49 miliardi, con rapporti di copertura di 1,60 e 1,75. Anche su questi titoli a brevissimo termine si è registrato un calo dei rendimenti: il tasso medio per i tre mesi si è attestato al 2,161%, mentre per i sei mesi è sceso al 2,331%, un livello che non si vedeva da circa due mesi.




