Ameba mangia-cervello, la piccola Lillian muore negli Usa dopo un bagno al lago: sintomi e rischi in Italia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
L'ultima, tragica vittima di questo microscopico killer si chiama Lillian Smart, aveva appena otto anni ed è deceduta in Louisiana dopo aver contratto la Naegleria fowleri, il parassita unicellulare noto al grande pubblico come "ameba mangia-cervello". La bambina, originaria della contea di Lincoln, era stata ricoverata d'urgenza il 15 agosto presso un ospedale di Shreveport con una febbre accompagnata da diplopia, cioè visione doppia, e le sue condizioni sono rapidamente degenerate nonostante i tentativi dei medici di arginare l'infezione.
Stando a quanto ricostruito dalle autorità sanitarie e dai familiari, Lillian avrebbe contratto il parassita dopo un bagno nelle acque dolci del lago Claiborne, un bacino situato a nord di Ruston, dove il microrganismo avrebbe trovato le condizioni ideali per proliferare a causa delle temperature elevate. La notizia del decesso, avvenuto sabato scorso, il giorno successivo al suo ottavo compleanno, è stata diffusa dalla famiglia attraverso un post su Facebook nel quale si legge che "le lesioni al cervello erano troppo gravi perché il suo piccolo corpo potesse riprendersi".
Cos'è la Naegleria fowleri e come avviene il contagio
La Naegleria fowleri è un'ameba a vita libera che appartiene alla famiglia delle Vahlkampfiidae e che prospera in ambienti di acqua dolce calda, come laghi, fiumi, stagni e sorgenti termali, spingendosi fino a temperature che possono superare i 26 gradi. La sua pericolosità per l'uomo non risiede nell'acqua ingerita, ma in quella che viene inalata o spinta con forza nelle cavità nasali, ad esempio durante un tuffo, un'immersione o la pratica di sport acquatici come lo sci nautico.
Una volta entrata nelle fosse nasali, l'ameba risale lungo i nervi olfattivi fino a raggiungere il cervello, dove provoca una rarissima ma devastante infezione del sistema nervoso centrale nota come meningoencefalite amebica primaria (PAM). L'infezione non si trasmette da persona a persona né bevendo acqua contaminata, e i casi, per fortuna, restano estremamente rari: negli Stati Uniti, tra il 1937 e il 2025, sono stati confermati poco più di 180 casi, con un tasso di mortalità che sfiora il 97%.
Sintomi e decorso della malattia
La meningoencefalite amebica primaria è una patologia subdola e dal decorso fulminante, spesso fatale nell'arco di pochi giorni. I primi sintomi, che compaiono generalmente tra 1 e 2 settimane dall'esposizione, possono essere ingannevoli e facilmente confondibili con quelli di un comune virus intestinale o di una meningite batterica: mal di testa, febbre alta, nausea e vomito sono i campanelli d'allarme iniziali.
Con il progredire dell'infezione e la distruzione del tessuto cerebrale, subentrano poi sintomi neurologici ben più gravi, come rigidità del collo, confusione mentale, allucinazioni, perdita dell'equilibrio e convulsioni. Nel caso della piccola Lillian, la madre ha raccontato che il ricovero in terapia intensiva è scattato proprio quando alla febbre si è associata la diplopia, segno inequivocabile del coinvolgimento del sistema nervoso.
La malattia progredisce rapidamente e, come documentato dal Manuale MSD, nella maggior parte dei casi il decesso sopraggiunge per erniazione cerebrale entro 5-10 giorni dalla comparsa dei sintomi.
Il parassita in Italia: dove si trova e i casi documentati
In Italia, la presenza della Naegleria fowleri è stata finora confermata in pochissime occasioni, ma il suo habitat potenziale coincide con quello delle sorgenti termali e delle acque dolci che si riscaldano durante le estati più torride. Uno studio scientifico pubblicato nel 2017 ha condotto un campionamento annuale in due sorgenti geotermiche dell'Italia centrale, rilevando la presenza di diverse specie del genere Naegleria, tra cui la Naegleria australiensis e la Naegleria italica, sebbene non sia stata isolata la specifica Naegleria fowleri.
L'unico caso mortale documentato e attribuito con certezza alla Naegleria fowleri risale all'estate del 2003, quando un bambino di 9 anni perse la vita dopo aver giocato in una pozza d'acqua alimentata dal fiume Po, in Veneto: i sintomi si manifestarono dieci giorni dopo il contatto e la diagnosi di meningoencefalite amebica primaria venne confermata solo in sede autoptica.
Un secondo episodio, verificatosi nel 2021 e descritto dall'ospedale Gaslini di Genova, riguardò invece un 17enne siciliano deceduto per un'infezione cerebrale causata da un altro tipo di ameba, la Balamuthia mandrillaris, che provoca un quadro clinico simile ma è un patogeno diverso.
Il ruolo dei cambiamenti climatici
La comunità scientifica internazionale osserva con crescente attenzione l'impatto dei cambiamenti climatici sulla diffusione di questo parassita. L'aumento delle temperature medie globali e il conseguente riscaldamento delle acque dolci interne stanno allargando la fascia geografica in cui la Naegleria fowleri può prosperare, trasformando aree un tempo considerate sicure in potenziali zone a rischio.
Questo fenomeno è stato già osservato negli Stati Uniti, dove il parassita, storicamente confinato agli stati del Sud come Texas e Florida, sta facendo la sua comparsa anche in regioni settentrionali e del Midwest. Lo studio condotto nel 2017 in Italia aveva già lanciato un avvertimento in tal senso, e le ondate di calore eccezionali che stanno colpendo l'Europa potrebbero teoricamente aumentare le probabilità di incontro con il microrganismo, anche se resta fondamentale sottolineare che si tratta di un evento estremamente raro.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
