Ameba mangia-cervello, la Naegleria fowleri e il caso italiano: sintomi e dove si trova
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Redazione Salute
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L'ameba mangia-cervello, il cui nome scientifico è Naegleria fowleri, è tornata purtroppo al centro dell'attenzione a causa della morte di Lilian Smart, una bambina di otto anni deceduta in un ospedale della Louisiana. La piccola, secondo quanto riferito dai media locali e dalle autorità sanitarie, avrebbe contratto la rara infezione dopo essersi immersa nelle acque del lago Claiborne. Un caso che segue di poche settimane quello di Moises Ponce Mendoza, un adolescente della North Carolina, vittima dello stesso identico microrganismo.
Entrambi i decessi sono stati causati da una meningoencefalite amebica primaria (PAM), un'infezione del sistema nervoso centrale con un tasso di mortalità che sfiora il 98%.
Che cos'è e dove si trova la Naegleria fowleri
La Naegleria fowleri è un organismo unicellulare, un'ameba che vive a livello globale in acque dolci e calde come laghi, fiumi, stagni e sorgenti termali. Predilige temperature elevate, fino a 42 gradi, e prolifica soprattutto durante i mesi estivi, quando le acque si riscaldano, e questo rappresenta un fattore di rischio non trascurabile in un'ottica di cambiamento climatico.
L'ameba, inoltre, può essere presente anche in piscine poco clorate o in sistemi idrici domestici non adeguatamente trattati, motivo per cui gli esperti mettono in guardia da pratiche come i lavaggi nasali eseguiti con acqua di rubinetto non bollita o filtrata.
Infezione: come avviene il contagio
È fondamentale chiarire un aspetto: l'infezione non si contrae bevendo acqua contaminata, né attraverso il contatto con una persona infetta. La Naegleria fowleri diventa pericolosa per l'uomo solo quando l'acqua che la contiene viene inalata con forza attraverso il naso. Questa situazione si verifica tipicamente durante un tuffo, un'immersione o anche un semplice gioco in acqua in cui si viene sommersi, quando l'acqua viene spinta con violenza nelle cavità nasali.
Attraverso il neuroepitelio olfattivo e la lamina cribrosa, l'ameba risale lungo il nervo olfattivo fino al cervello, dove inizia a distruggere il tessuto cerebrale causando l'infezione letale.
Sintomi e decorso clinico della malattia
I sintomi della meningoencefalite amebica primaria compaiono generalmente tra uno e nove giorni dopo l'esposizione all'ameba. L'esordio è spesso insidioso, con manifestazioni che possono essere confuse con quelle di altre malattie più comuni, come un forte mal di testa, febbre, nausea e vomito. Con il progredire dell'infezione, il quadro clinico si aggrava rapidamente: compaiono rigidità del collo, alterazioni dello stato mentale, confusione, perdita di equilibrio, convulsioni e allucinazioni.
La malattia evolve in modo fulminante verso il coma e, purtroppo, la morte sopraggiunge nella maggior parte dei casi entro una decina di giorni dall'insorgenza dei sintomi, a causa dell'edema cerebrale e dell'erniazione del tronco encefalico.
Il caso italiano del 2003 e la presenza in Italia
Sebbene la maggior parte dei casi sia stata segnalata negli Stati Uniti meridionali, anche l'Italia ha avuto il suo tragico riscontro. L'unico caso confermato di infezione da Naegleria fowleri nel nostro paese risale al luglio del 2003, quando un bambino di 9 anni del Veneto perse la vita a Padova. Il bambino, come documentato in uno studio scientifico pubblicato sul CDC, aveva giocato in una pozza d'acqua nei pressi del fiume Po, dove molto probabilmente era avvenuto il contagio.
La diagnosi di PAM fu purtroppo confermata solo dopo l'autopsia, a testimonianza della difficoltà di individuare tempestivamente questa rara patologia. Lo studio sottolineava inoltre come l'ondata di caldo eccezionale di quell'anno potesse aver favorito la proliferazione dell'ameba, lanciando un avvertimento sul possibile incremento di questi casi con l'aumento delle temperature.
Una ricerca condotta nelle acque di due sorgenti termali dell'Italia centrale ha evidenziato la presenza di diverse specie di Naegleria, tra cui la Naegleria italica, sebbene quest'ultima, a differenza della fowleri, sia risultata patogena solo in esperimenti su animali, mentre per l'ameba mangia-cervello non si hanno notizie di altri casi autoctoni oltre a quello del 2003.
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