Libertà di stampa in caduta libera, l'Italia scivola al 49esimo posto nel rapporto di Rsf

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La libertà di stampa nel mondo vive uno dei suoi momenti più critici, con un declino generalizzato che non risparmia neppure i Paesi tradizionalmente considerati democratici. A certificarlo è l’ultimo rapporto di Reporters sans frontières (Rsf), che per il 2025 colloca l’Italia al 49esimo posto, in ulteriore discesa rispetto alla 46esima posizione dello scorso anno. Un dato che la rende fanalino di coda nell’Europa occidentale, superata persino da nazioni con storie più fragili in materia di diritti dei giornalisti.

Anne Bocandé, direttrice editoriale di Rsf, non usa giri di parole: «Senza indipendenza economica non ci può essere stampa libera». Il fattore finanziario, infatti, emerge come il principale responsabile del peggioramento globale, più ancora di quelli politici, legislativi, sociali o legati alla sicurezza. Se le pressioni dei governi e le minacce fisiche restano elementi noti, è la crisi dei modelli di business – aggravata dalla concentrazione dei media in poche mani e dal crollo degli investimenti pubblicitari – a strangolare l’informazione.

La situazione italiana, del resto, riflette dinamiche preoccupanti. Il rapporto sottolinea come le organizzazioni mafiose, soprattutto al Sud, e alcuni gruppi estremisti violenti continuino a intimidire i giornalisti, limitandone l’operato. Ma non è solo la criminalità a pesare: l’assenza di riforme strutturali, le cause bavaglio e le crescenti ingerenze politiche completano un quadro già fragile.

Anche gli Stati Uniti, seppur in una posizione più bassa (57esima), confermano la tendenza negativa. Gli attacchi verbali di Donald Trump contro i media, ormai sistematici, hanno contribuito a erodere ulteriormente la credibilità della stampa, in un clima già polarizzato

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