Borse caute in attesa della Bce, petrolio in rialzo e tregua iraniana a rischio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’avvio delle contrattazioni sui mercati del Vecchio Continente, contrariamente a quanto suggerito nella notte dall’andamento dei future, ha mostrato un cauto ottimismo, sebbene filtrato da una sostanziale volatilità. Londra, con un progresso dello 0,14%, e Francoforte, ferma a un marginale +0,04%, hanno tentato la via del rialzo, mentre Parigi, in leggero arretramento dello 0,09%, testimoniava l’incertezza che ancora serpeggia tra gli investitori.

A Milano, però, la situazione si presentava sotto una luce decisamente più vivace: il listino italiano, spinto da titoli chiave come STMicroelectronics e la stessa Saipem – quest’ultima sensibile alle oscillazioni del greggio – si è posizionato in testa alle classifiche europee, beneficiando di una struttura industriale che in questa fase premia chi guarda all’energia e alla tecnologia applicata.

L’ombra lunga del conflitto e il caro petrolio

A offuscare l’orizzonte finanziario, nonostante la ripresa di alcuni indici, è la cronaca nera internazionale, che impone un racconto fatto di sviluppi giudiziari e tensioni geopolitiche. La ripresa del conflitto in Iran rappresenta la variabile impazzita di questo avvio di sessione: le forze armate statunitensi hanno lanciato nuovi attacchi su obiettivi militari all’interno del paese, una rappresaglia che segue l’abbattimento di un elicottero da ricognizione americano nello Stretto di Hormuz.

I Guardiani della Rivoluzione, dal canto loro, hanno dichiarato chiuso il fondamentale passaggio marittimo, minacciando di colpire qualsiasi natante tenti di attraversarlo. Ne consegue un prezzo del petrolio che, pur senza strappi parossistici, continua la sua corsa al rialzo alimentata dalla paura di un collasso degli approvvigionamenti energetici; una prospettiva, quella di una guerra prolungata, che rischia di rallentare la crescita globale e alimentare ulteriormente l’inflazione.

Il verdetto di Francoforte e la svolta a Washington

In questo clima di incertezza, tutti gli occhi sono puntati sul consiglio direttivo della Banca centrale europea, riunito a Francoforte per quello che gli analisti descrivono come un verdetto atteso. La decisione, che dovrebbe tradursi in un rialzo del costo del denaro di 25 punti base (il primo dal 2023), è stata presa per tentare di frenare una corsa dei prezzi al consumo surriscaldata proprio dai conflitti internazionali e dal caro energia.

Il fondo, tuttavia, non è solo europeo: l’attenzione si sposterà a breve sull’altra sponda dell’Atlantico, dove la Federal Reserve si prepara a un passaggio di consegne storico. Per la prima volta, il Federal Open Market Committee (Fomc) – in programma per il 17 e 18 giugno – sarà presieduto da Kevin Warsh, succeduto a Jerome Powell in un clima di grande attesa.

La sua prima riunione, spiegano gli addetti ai lavori, potrebbe essere caratterizzata più da un cambiamento nei toni della comunicazione e nelle "dot plot" (le proiezioni sui tassi) che da una vera e propria sterzata sui numeri, dato che l’inflazione americana viaggia ancora ben al di sopra dell’obiettivo del 2%.

Il crollo dei colossi tech e la retromarcia dell’Ai

A completare il quadro di una cautela diffusa, infine, contribuisce il dietrofront dei listini asiatici, dove i titoli tecnologici hanno subito pesanti perdite. La "retromarcia", come viene definita negli ambienti finanziari, colpisce in particolare le aziende più esposte al settore dell’intelligenza artificiale, simbolo delle eccessive speculazioni delle scorse settimane.

Le vendite sui mercati americani e asiatici, se da un lato raffreddano gli entusiasmi, dall’altro offrono lo spunto per una riflessione più ampia sulla sostenibilità delle valutazioni di questi giganti; una bolla, quella dell’Ai, che forse inizia a mostrare i primi segni di cedimento, trasferendo liquidità verso settori più tradizionali come l’energia e la difesa, che infatti reggono meglio l’urto della cronaca.

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