Bagnai e la polemica sul Nitag: "Il ministero cede a diktat di chi non ha titoli"
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Redazione Interno
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Alberto Bagnai, deputato della Lega e membro della commissione Covid, non usa mezzi termini per criticare la gestione ministeriale della vicenda Nitag, il gruppo tecnico consultivo sulle politiche vaccinali recentemente azzerato dal ministro Orazio Schillaci. «Non è un bellissimo spettacolo», afferma, «vedere una sorta di compiacenza del ministero verso diktat di ricercatori per alcuni dei quali, da docente universitario, ho difficoltà a riconoscere la piena legittimazione». Parole che riflettono il malcontento di una parte della maggioranza, già in fibrillazione per le nomine contestate di esperti come Sergio Bellavite e Stefano Serravalle, noti per posizioni critiche verso le vaccinazioni tradizionali e aperte all’omeopatia.
La decisione di Schillaci, definita «da medico» e presa «secondo coscienza», ha scatenato reazioni contrastanti. Da un lato, c’è chi la interpreta come una necessaria sterzata verso un approccio più ortodosso in tema di vaccini; dall’altro, c’è chi, come Bagnai e il collega Claudio Borghi, vede in questa mossa un cedimento a pressioni esterne. «Credo nel pluralismo», ha fatto sapere Palazzo Chigi, distanziandosi però dalla scelta non concordata del ministro. Una frizione che, almeno per ora, non sembra aver generato ulteriori polemiche pubbliche nel centrodestra, ma che lascia intravedere tensioni sotterranee.




