Palazzo Strozzi “sommerso” dall’arte dei Superflex che immagina un futuro oltre l’uomo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A sessant’anni esatti dall’alluvione che devastò Firenze, il cortile rinascimentale di palazzo Strozzi si trasforma in un bacino immaginifico. Non acqua fangosa e distruzione, però, bensì un’installazione site-specific del collettivo danese Superflex, intitolata “There Are Other Fish In The Sea” (visitabile fino al 2 agosto), che allaga simbolicamente lo spazio con un’allusione potente: l’innalzamento dei mari, un giorno, sommergerà molte delle nostre architetture. E allora, perché non iniziare a pensare – provocano gli artisti – a quelle marine come prossime inquiline di ciò che l’uomo ha costruito?
Un cortile sommerso per ripensare la convivenza tra specie
L’opera, presentata martedì 14 aprile 2026 in occasione di un’apertura serale straordinaria (fino alle 22.00), è stata realizzata grazie alla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione Hillary Merkus Recordati. I Superflex, gruppo noto a livello internazionale per aver ripetutamente messo in discussione il ruolo dell’arte nei meccanismi sociali, economici e ambientali, hanno scelto il cuore del centro storico fiorentino per una riflessione che rovescia la prospettiva antropocentrica. L’uomo, qui, non è più al centro: lo si intuisce dalla vasca d’acqua che occupa il cortile, una superficie liquida e riflettente dove il visitatore si specchia in un futuro possibile, fatto di edifici abitati da pesci e non più da esseri umani.
L’alluvione come memoria e il clima come urgenza presente
Sessant’anni separano il disastro del 1966 da questa installazione, eppure il legame non è affatto casuale. Mentre l’alluvione fu un evento tragico e improvviso, il cambiamento climatico agisce oggi come una lenta, inesorabile marea. “There Are Other Fish In The Sea” non celebra né rimuove il dolore di allora, ma lo trasfigura in un monito visivo: il cortile “sommerso” diventa un dispositivo narrativo che racconta un’epoca in cui dovremo imparare a convivere con altre specie – o a lasciare loro il posto. L’acqua, elemento centrale, non è solo minaccia: è anche possibilità di un nuovo modello di relazione, dove l’arte non si limita a rappresentare la realtà ma tenta di prefigurarne un’altra.
L’arte come strumento di inchiesta ambientale
I Superflex, del resto, hanno sempre lavorato per linee oblique: non propongono soluzioni, non offrono consolazioni. Piuttosto, aprono crepe nel pensiero comune. In questo caso, l’installazione agisce come una sorta di inchiesta per immagini e spazi, priva di didascalismi ma ricca di suggestioni. Camminare attorno alla vasca – o sostare a guardare il riflesso delle pietre rinascimentali incresparsi – equivale a interrogarsi su chi abiterà davvero questi luoghi tra qualche decennio. Nessuna risposta, però, viene fornita. Solo una domanda liquida, che scorre tra le colonne e i portici del palazzo, e che rimarrà sospesa fino al 2 agosto.




