Sgombero del Leoncavallo, governo esulta e opposizione denuncia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   All’alba del 21 agosto 2025, le forze dell’ordine hanno avviato le operazioni per lo sgombero dello storico centro sociale Leoncavallo di Milano, luogo simbolo della controcultura e dell’antagonismo politico dalla sua fondazione, avvenuta nel lontano 1975. L’intervento, che ha privato la città di uno spazio da mezzo secolo dedicato a militanza, iniziative culturali e dibattito, è stato reso possibile dall’applicazione di una nuova normativa sugli sgomberi fortemente voluta dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Matteo Salvini, leader della Lega e vicepresidente del Consiglio, ha commentato con toni trionfalistici l’accaduto sui propri profili social, definendo l’operazione un atto dovuto per ripristinare la legalità dopo “decenni di illegalità tollerata, e più volte sostenuta, dalla sinistra”. Il suo messaggio, che si chiude con un perentorio “afuera!”, segna una netta linea di discontinuità con le amministrazioni del passato, quelle che spesso avevano scelto, per varie ragioni, la via della trattativa.

D’altro canto, la reazione del mondo associativo e dell’opposizione è stata immediata e carica di determinazione. Marina Boer, presidente dell’Associazione Mamme Antifasciste, sebbene gravata da una condanna al pagamento di tre milioni di euro per la vicenda, ha tenuto a sottolineare come le idee portate avanti in cinquant’anni di attività non possano essere cancellate dalla rimozione delle mura che le hanno ospitate. “Questa non è la fine”, ha dichiarato, evidenziando come l’identità collettiva costruita in quel luogo sopravviverà allo sgombero.

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