L'ipocrisia dei vip per il Leoncavallo: tante lacrime, zero soluzioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la vicenda dello sgombero del Leoncavallo continua a far discutere, emergono con sempre maggiore evidenza le contraddizioni di un certo mondo dello spettacolo e della cultura. Numerosi personaggi famosi, i quali hanno espresso pubblicamente e con grande enfasi la loro solidarietà al centro sociale, non hanno peraltro manifestato la benché minima intenzione di offrire un supporto concreto alla ricerca di una nuova sede; attendono, piuttosto, che sia il Comune di Milano a farsene carico, in una sorta di attesa passiva che stride con la veemenza delle loro dichiarazioni.

In questo clima di tensioni, la vicesindaca Anna Scavuzzo, alla quale è stata temporaneamente affidata anche la delega all’Urbanistica, ha avanzato dubbi sulle motivazioni dello sgombero. «Sull'operazione al Leoncavallo – ha dichiarato – ho visto lo zampino di Roma. Quanto alle accuse in materia urbanistica, sono tutte da dimostrare». Una presa di posizione che getta un’ombra di dubbio sull’origine politica della decisione e che si inserisce in un contesto cittadino già teso, dove l’estate che volge al termine lascia il posto a un autunno caldo, tra il nodo irrisolto di San Siro e la prossima nomina di un assessore titolare al ramo.

Proprio giovedì, infatti, la giunta sarà chiamata a esaminare una delibera, confezionata dalla stessa Scavuzzo, che potrebbe aprire la strada a una nuova collocazione per il centro sociale. Un primo banco di prova per un’amministrazione sotto pressione, la cui azione viene osservata con attenzione anche da altri fronti. A Roma, ad esempio, dove l’occupazione di un palazzo da parte di CasaPound ha generato una reazione diametralmente opposta. Luca Marsella, portavoce del movimento, ha tenuto a marcare una distanza abissale rispetto alla vicenda milanese: «Al contrario di quello che non hanno fatto al Leoncavallo, se dovessero arrivare per sgomberarci, noi difenderemo il palazzo. La nostra occupazione – ha precisato – non può essere paragonata a quella di Milano».

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