È morto Enrico Lucherini, il pioniere che inventò l’ufficio stampa delle star
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La scomparsa di Enrico Lucherini, avvenuta a Roma il 28 luglio all’età di 92 anni, non è solo la fine di una vita longeva, ma la chiusura di un’epoca irripetibile del cinema italiano. Quella che ha visto nascere il mestiere di addetto stampa delle star, un ruolo che lui stesso plasmò con genialità, trasformandolo in un’arte fatta di intuizioni, provocazioni e un innato senso dello spettacolo. Se oggi il marketing cinematografico esiste come lo conosciamo, gran parte del merito è suo.
Nato nel 1931, Lucherini – che avrebbe compiuto 93 anni l’8 agosto – è stato il primo a capire che le dive e i divi non avevano bisogno soltanto di essere raccontati, ma di essere costruiti. Con una lungimiranza rara, seppe sfruttare le pagine dei giornali, allora principale veicolo di notizie, per lanciare icone come Sophia Loren, Claudia Cardinale e Gina Lollobrigida, legando il loro nome a quello di maestri come Fellini e Visconti. «Era un vulcano di idee, sapeva trasformare ogni uscita, ogni intervista, in un evento», ricorda Gianluca Pignatelli, suo storico collaboratore e amico, che ha confermato la morte all’Adnkronos.
Quella di Lucherini non fu una semplice carriera, ma una rivoluzione silenziosa. Prima di lui, il concetto di press agent in Italia era pressoché inesistente; dopo di lui, divenne un pilastro dell’industria cinematografica. Seppe muoversi tra mondanità e redazioni, tra set e salotti, con una disinvoltura che pochi hanno eguagliato. E mentre costruiva leggende, contribuiva a scrivere la storia del nostro cinema, quello della Dolce vita, delle prime ribalte internazionali, delle grandi copertine.
La sua casa dei Parioli, dove si è spento circondato dai familiari, è stata per decenni un crocevia di artisti, giornalisti, produttori. Un luogo in cui si decidevano carriere, si inventavano strategie, si creavano miti. E se oggi il ruolo dell’ufficio stampa è dato per scontato, è perché Lucherini lo ha reso tale, dimostrando che anche dietro le quinte si può essere protagonisti.




