La riforma della giustizia supera l'ostacolo della Camera

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La riforma costituzionale sulla giustizia, il cui iter è stato lungo e accidentato, ha compiuto un passo decisivo giovedì 18 settembre con il voto della Camera dei deputati. L’Aula, in quella che tecnicamente è la seconda lettura richiesta dall’articolo 138 della Costituzione per le leggi di revisione costituzionale, ha approvato il provvedimento con 243 voti favorevoli e 109 contrari, confermando la spaccatura che caratterizza il panorama politico sull’argomento.

A sostenere il testo, che ha come perno la separazione delle carriere tra i magistrati requirenti e quelli giudicanti, si è schierato in modo compatto l’intero centrodestra, a cui si è unito il partito di Carlo Calenda, Azione. Contro hanno votato, altrettanto compatti, il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e l’alleanza Verdi-Sinistra. Una posizione di astensione, che riflette una profonda divisione interna, è stata invece quella scelta da Italia Viva, mentre +Europa si è collocata all’opposizione, evidenziando ancor di più la frammentazione delle forze politiche non governative.

L’approvazione, seppur significativa, non sancisce la conclusione definitiva dell’iter. Il provvedimento, infatti, deve ora tornare al Senato per ottenere anche da Palazzo Madama il secondo via libera costituzionalmente previsto. Solo a quel punto, superato il vaglio di entrambi i rami del Parlamento per due volte e rispettando il requisito temporale dei tre mesi tra una votazione e l’altra, la riforma potrà considerarsi formalmente adottata.

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