La riforma della giustizia verso il referendum, il Parlamento approva il testo in seconda lettura
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Redazione Interno
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Il percorso della riforma costituzionale sulla giustizia, che prevede la separazione delle carriere tra i magistrati giudicanti e quelli requirenti, ha superato un altro fondamentale scoglio parlamentare. La Camera dei Deputati, come già fatto in precedenza dal Senato, ha infatti approvato in seconda lettura – un passaggio obbligato dall’articolo 138 della Costituzione per le leggi di revisione costituzionale – il testo governativo. Il voto, avvenuto con 243 favorevoli e 109 contrari, certifica le divisioni nell’emiciclo e tra le forze di opposizione, oltre a rendere ormai quasi certo il ricorso allo strumento referendario confermativo.
A sostenere la riforma è stato l’intero arco del centrodestra, a cui si è unito il partito di Carlo Calenda, Azione; si sono invece schierati contro il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e l’Alleanza Verdi-Sinistra. Una posizione defilata, e per certi versi ambigua, è stata quella assunta da Italia Viva, i cui parlamentari si sono per lo più astenuti, e da +Europa, contribuendo a quel quadro di opposizione disunita che ha caratterizzato l’intera fase deliberativa. L’astensione, in un calcolo politico, ha di fatto avvantaggiato la maggioranza di governo.
Il provvedimento, che modifica profondamente l’ordinamento giudiziario italiano, dovrà ora tornare al Senato per la votazione definitiva, un ultimo formale passaggio che ne sancirà l’avvenuta approvazione parlamentare. Tuttavia, poiché non è stata raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi in entrambi i rami del Parlamento, la Costituzione prevede che entro tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale un quinto dei membri di una Camera, cinque Consigli regionali o cinquecentomila elettori possano richiedere un referendum confermativo.




