Roma, esplosione al parco degli acquedotti: la fabbrica di bombe nel casale e il destino dei due anarchici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Due corpi senza vita, estratti dai resti di un’antica casa cantoniera trasformata in rudere, rappresentano il drammatico epilogo di una notte di fuoco nel cuore del Parco degli Acquedotti. È accaduto in via delle Capannelle, dove il cosiddetto Casale del Sellaretto, una struttura abbandonata da tempo e talvolta utilizzata come riparo da senza fissa dimora, è collassato sotto la spina dorsale di una violenta deflagrazione. A dare l’allarme, nella mattinata di venerdì 20 marzo, è stato un passante – un runner, secondo le prime ricostruzioni – il quale, notando il solaio crollato e intravedendo uno dei corpi, ha subito chiamato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con i nuclei cinofili e Usar per escludere la presenza di altre persone sotto le macerie, mentre gli investigatori della Digos e della polizia scientifica hanno iniziato a scandagliare quella che appariva subito come una scena del crimine complessa.

L’identificazione attraverso i tatuaggi e il segno della mutilazione

Il lavoro degli inquirenti ha subito preso una direzione ben precisa, allontanandosi dall’ipotesi iniziale di un banale incidente domestico o di un cedimento strutturale casuale. L’identificazione dei corpi, resa possibile dal riconoscimento di alcuni tatuaggi, ha portato ai nomi di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Ma è stato un dettaglio macabro a orientare decisamente la pista investigativa: il dell’uomo presentava la mutilazione traumatica di un arto superiore, un segno inequivocabile, spiegano gli investigatori, che lascia presupporre la detonazione di un ordigno mentre veniva maneggiato. Le bruciature riscontrate sui resti hanno confermato l’ipotesi che l’esplosione – avvenuta probabilmente nella serata di giovedì, quando alcuni residenti avevano riferito di aver sentito un forte boato – abbia preceduto e causato il crollo del tetto e delle strutture portanti dell’edificio.

L’ombra del terrorismo anarchico e il legame con Alfredo Cospito

Con l’acquisizione delle identità, il quadro investigativo si è innestato su binari già noti alle cronache giudiziarie. Sia Mercogliano che Ardizzone, secondo quanto ricostruito, gravitavano nell’area dell’anarchismo insurrezionalista legata alla figura di Alfredo Cospito, il militante attualmente detenuto in regime di 41bis. Per entrambi non era la prima volta che incrociavano le maglie della giustizia: Mercogliano era stato condannato, nell’ambito dell’operazione “Scripta Manent” della Digos di Torino, per il suo coinvolgimento in vicende legate alla Federazione Anarchica Informale e all’invio di pacchi esplosivi. Sara Ardizzone, dal canto suo, aveva utilizzato il banco dei testimoni come tribuna politica. Era il 15 gennaio 2025 durante l’udienza preliminare del procedimento “Sibilla” quando pronunciò parole di una durezza programmatica: “Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come di ogni altro Stato. Odio l’attuale ordine esistente e chi lo detiene; pertanto credo nella giustezza della violenza degli oppressi contro le proprie catene e contro chi le stringe”.

Quello che resta tra le macerie e il movente dell’attentato

A distanza di ore dal ritrovamento, gli accertamenti della polizia scientifica si concentrano sulla ricerca di frammenti dell’ordigno artigianale che i due stavano presumibilmente assemblando. La struttura, che sorge su un terreno di proprietà privata della famiglia Gaetani d’Aragona e che in origine era una casa cantoniera della linea ferroviaria Roma-Frascati voluta da Papa Pio IX, è stata completamente sbriciolata dalla forza dell’esplosione. Sebbene gli inquirenti mantengano il massimo riserbo sull’esito dei rilievi, l’ipotesi più accreditata è che la bomba – il cui potenziale distruttivo si è rivelato fatale per gli stessi artificieri – fosse destinata a un’azione imminente. Non si esclude che il bersaglio potesse essere la rete ferroviaria o installazioni strategiche come il gruppo Leonardo, oppure che si trattasse di un’iniziativa volta a rilanciare la campagna di solidarietà verso Cospito, in vista di scadenze giudiziarie legate al suo regime detentivo. Il presidente del VII Municipio, Francesco Laddaga, intervenuto sul luogo della tragedia, ha scelto la cautela dichiarando che l’obiettivo primario, oltre alla messa in sicurezza dell’area, è quello di capire cosa sia realmente accaduto in quella notte di fuoco.

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