Kryvyi Rih, la strage di bambini e la propaganda che non ferma il dolore

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nove bambini e adolescenti tra le 18 vittime dell’attacco missilistico che ha colpito Kryvyi Rih, città natale del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, trasformando un parco giochi in un luogo di morte. Le immagini, diffuse dalle autorità di Kyiv, mostrano ciò che resta di un’esplosione avvenuta nel cuore di un’area residenziale: corpi senza vita, edifici sventrati, il fumo che si alza tra le sirene dei soccorsi. Una scena che, nonostante la sua brutalità, sembra ormai assimilata dall’Occidente come parte di una guerra lontana, mentre Mosca difende l’operazione definendola un “attacco di precisione” contro obiettivi militari.

Secondo la ricostruzione russa, il missile avrebbe colpito un punto d’incontro tra comandanti ucraini e istruttori stranieri, teoria smentita dalle prove sul terreno. A circolare, infatti, sono state foto di una discoteca colpita settimane prima, utilizzate per sostenere che il bersaglio fosse il ristorante Magellan, presunto quartier generale di pianificazione militare. Una narrazione che, però, non regge alla verifica dei fatti: il locale non risulta danneggiato, mentre le vittime – tra cui due fidanzati di 15 anni, Danylo Nikitskyi e Alina Kutsenko – erano civili.

Al loro funerale, centinaia di persone hanno riempito le strade di Kryvyi Rih, stringendosi attorno alle bare decorate con fiori e peluche. Tetiana, parente di uno dei ragazzi uccisi, ha raccontato senza retorica la tragedia: “Erano due ragazzi innamorati, avevano tutta la vita davanti”. Una storia che si ripete, giorno dopo giorno, in un conflitto dove le giustificazioni strategiche non cancellano il bilancio di sangue.

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