A Sassari la spesa costa più cara, l'indagine sui carrelli della discordia
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Redazione Economia
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Mentre le famiglie italiane continuano a fare i conti con un carrello della spesa sempre più gravoso, che nell’ultimo anno ha registrato un incremento medio del 2,2%, un’analisi dettagliata di Altroconsumo fotografa un Paese spaccato in due dalle dinamiche della distribuzione. L’indagine, la più completa del suo genere, ha passato al setaccio 1,6 milioni di prezzi in 1.150 punti vendita – tra iper, supermercati e discount – dislocati in 67 città, esaminando un paniere di 125 prodotti di largo consumo che spazia dall’alimentare ai prodotti per la casa e per gli animali.
I dati, che confermano una tendenza inflazionistica persistente seppur con intensità diverse a seconda dei canali di vendita – i supermercati tradizionali segnano +2,4%, i discount +2,1% e gli ipermercati +1,9% –, tracciano anche una mappa geografica delle disparità. In cima a questa classifica poco invidiabile, dove il costo della vita si misura sullo scontrino, svetta Sassari, che si attesta come la città dove fare la spesa risulta più oneroso. Un primato che pesa sui bilanci dei suoi cittadini, costretti a confrontarsi con listini che, in un quinquennio, hanno accumulato un rincaro complessivo del 26%.
La ricerca, tuttavia, non si limita a descrivere il problema ma delinea anche le strategie per arginarlo, suggerendo come un approccio consapevole e mobile possa tradursi in un risparmio concreto e tutt’altro che simbolico. La scelta del punto vendita, infatti, si rivela decisiva: laddove una famiglia tipo di quattro persone potrebbe arrivare a spendere cifre esorbitanti in certe catene, orientandosi verso esercizi più competitivi potrebbe preservare fino a 3.700 euro annui, una somma che rappresenta una quota significativa del budget domestico.




