Meloni ad Algeri: gas, turbolenze interne e la nuova partita con Tebboune
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Redazione Interno
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L’incontro, programmato da settimane, si consuma in un quadro politico interno che, a seguito delle fibrillazioni post-referendarie, sembra aver messo a dura prova la tenuta della maggioranza. Eppure, nonostante le onde d’urto che si propagano all’interno del perimetro governativo, Giorgia Meloni ha scelto di non rinviare l’impegno algerino: una scelta che, agli occhi degli osservatori, restituisce la misura di come la dimensione internazionale – e la gestione delle crisi energetiche – rappresenti oggi un terreno sul quale il governo non può permettersi passi falsi. La presidente del Consiglio è arrivata nella capitale nordafricana per incontrare Abdelmadjid Tebboune, suo omologo algerino, in una visita che rappresenta la seconda tappa ufficiale di rilievo dalla fine del 2023.
Il peso strategico di Algeri e i numeri del partenariato
L’Algeria, va ricordato, si conferma il primo fornitore di gas naturale dell’Italia, un primato consolidato da un interscambio commerciale che nel 2025 ha toccato i 12,9 miliardi di euro. Un dato, quest’ultimo, che non fotografa soltanto il volume degli scambi ma anche la profondità di un legame economico che Roma ha scelto di incardinare nel cosiddetto piano Mattei, la strategia con cui l’esecutivo intende ripensare le relazioni con il continente africano. La visita di oggi, che segue quella del gennaio 2023, punta dunque a blindare un rapporto che, nelle intenzioni di Palazzo Chigi, deve tradursi in stabilità degli approvvigionamenti a fronte di uno scenario internazionale divenuto improvvisamente più fluido.
La partita dei rincari e l’ombra del Qatar
Le trattative, però, si annunciano complesse. Le interruzioni parziali – o le sospensioni – dei contratti di fornitura provenienti dal Golfo, con il Qatar che ha confermato la sospensione degli accordi a causa delle tensioni belliche in corso, hanno innescato una nuova corsa all’approvvigionamento tra i Paesi europei. Una competizione che, inevitabilmente, ha rafforzato la posizione negoziale di Algeri. Secondo quanto si apprende, le forniture aggiuntive richieste dall’Italia potrebbero subire rincari che, in alcuni scenari, raggiungerebbero percentuali vicine al 20%. Un incremento che, se confermato, rischierebbe di ripercuotersi sulle bollette delle famiglie e delle imprese, in un momento già segnato da tensioni inflazionistiche.
Gli strumenti sul tavolo e la strategia del governo
A bilanciare l’aumento dei costi all’origine, il governo starebbe valutando la proroga del taglio delle accise sui carburanti: uno strumento, quello fiscale, già utilizzato negli ultimi mesi per tentare di ammortizzare l’impatto dei rincari sull’intera filiera energetica. La partita che si gioca oggi ad Algeri, insomma, non riguarda solo il rafforzamento del partenariato con il primo partner commerciale africano, ma anche la capacità di Roma di navigare in un mercato globale in cui i fornitori storici rinegoziano le condizioni contrattuali. La complessa situazione internazionale, con i mercati europei ancora esposti a squilibri strutturali dell’offerta, ha reso l’Algeria un attore chiave, consapevole della propria leva economica in una fase di transizione forzata verso nuove geografie dell’energia.




