Reggio Children, l'audio sulle firme per Gaza riaccende il caso
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Redazione Interno
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Un audio attribuito alla presidente di Reggio Children, Maddalena Tedeschi, riaccende le polemiche sull'accoglienza degli insegnanti israeliani a Reggio Emilia. Nella registrazione, trasmessa dal Tg3, si parla della necessità di ottenere dichiarazioni firmate di presa di distanza dall'occupazione dei territori palestinesi e dal genocidio. Parole che sembrano contrastare con le successive rassicurazioni dell'organizzazione, secondo cui ai partecipanti alle giornate di studio non sarebbe stata richiesta alcuna firma. La vicenda ha accompagnato l'arrivo della delegazione al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, dove lunedì 12 ottobre sono iniziate le attività dedicate al Reggio Emilia Approach.
Le parole della presidente e la controversia sulle dichiarazioni
La registrazione risalirebbe alla riunione della Consulta infanzia città del 6 ottobre, alla quale partecipano rappresentanti dei genitori e delle scuole dell'infanzia. Tedeschi avrebbe spiegato che a ogni persona sarebbe stato chiesto individualmente di prendere le distanze dall'occupazione dei territori e dal genocidio, aggiungendo che prima dell'arrivo degli ospiti sarebbe stato necessario recuperare le dichiarazioni firmate. L'ufficio della presidente non ha smentito l'audio, precisando però che quelle parole appartenevano a una discussione informale e che le ipotesi più restrittive non erano state adottate né formalizzate. Secondo questa ricostruzione, il confronto avrebbe portato a soluzioni diverse da quelle inizialmente prospettate.
La controversia era cominciata con la presentazione della Carta per un'educazione democratica e partecipata, elaborata dall'Istituzione scuole e nidi d'infanzia del Comune, dalla società che promuove il modello pedagogico reggiano e dalla relativa Fondazione. Il documento contiene riferimenti alla difesa dei diritti umani, al rifiuto della guerra, alla condanna di ogni forma di genocidio e alla necessità di contrastare discriminazioni e militarizzazione delle scuole. Nel comunicato del 7 ottobre, l'organizzazione aveva annunciato per gli educatori provenienti dalle scuole ebraiche un'ulteriore richiesta di esplicita presa di distanza dalle politiche del governo di Benjamin Netanyahu. Una formulazione che aveva suscitato contestazioni anche per la coincidenza della pubblicazione con l'anniversario dell'attacco di Hamas contro Israele.
La rinuncia degli americani e l'arrivo delle insegnanti israeliane
Circa 70 docenti statunitensi di scuole ebraiche hanno rinunciato al viaggio dopo aver contestato le condizioni poste per la partecipazione. Alcuni avevano dichiarato ai media americani e israeliani di aver ricevuto una richiesta di dissociazione dalle politiche dello Stato ebraico. La presidente aveva invece spiegato, in un'intervista al Corriere della Sera, che la Carta non doveva essere sottoscritta, ma discussa nell'ambito di un percorso di partecipazione. L'organizzazione ha anche escluso di aver effettuato verifiche sui profili personali degli insegnanti. Le diverse interpretazioni della richiesta hanno contribuito ad alimentare il confronto politico e le accuse di discriminazione.
La delegazione arrivata da Israele, composta da 22 educatrici secondo la ricostruzione pubblicata dal Corriere di Bologna, ha scelto di partecipare alle giornate di formazione. Nel messaggio introduttivo diffuso dagli organizzatori, le ospiti hanno sottolineato la necessità di riportare la luce e mantenere saldo il ponte del dialogo. Il sindaco Marco Massari le ha incontrate nella mattinata di lunedì, ribadendo che le posizioni espresse dall'amministrazione sulla guerra non costituiscono un motivo per escludere insegnanti e scuole di altri Paesi. Nel successivo intervento in Consiglio comunale ha respinto le accuse di antisemitismo rivolte alla città e ha difeso l'impostazione educativa del progetto.
Le contestazioni politiche e la protesta davanti al Centro
Tra le reazioni più dure figura quella di Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, che ha denunciato il trattamento riservato ai docenti attraverso un controverso paragone con i metodi del Terzo Reich. Anche Fratelli d'Italia ha contestato la richiesta di dissociazione, sollevando il tema dell'antisemitismo durante il dibattito consiliare. Il primo cittadino ha respinto queste accuse e ha confermato la fiducia nell'assessora Marwa Mahmoud, della quale era stata chiesta la rimozione dall'incarico. L'assessora aveva precedentemente espresso una posizione critica nei confronti del governo israeliano, distinguendo le collaborazioni istituzionali dalle iniziative educative rivolte alle persone.
Nel pomeriggio di lunedì si è svolto un presidio davanti al Centro Loris Malaguzzi, organizzato dall'Assemblea reggiana per la Palestina. Alla manifestazione hanno partecipato alcune decine di persone, tra genitori e attivisti, con bandiere palestinesi e kefiah. All'esterno dell'edificio sono stati esposti disegni realizzati dai bambini di Gaza, raccolti in una mostra itinerante. Alessia Manera, tra gli organizzatori della protesta, ha spiegato che l'iniziativa intendeva richiamare l'attenzione sulle vittime palestinesi, contestando l'idea che al centro della discussione dovessero esserci le persone che avevano rinunciato a sottoscrivere una dichiarazione contro il genocidio. Il presidio si è svolto alla presenza delle forze dell'ordine, senza incidenti.
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