Iran-Usa, la crisi infinita tra speranze di accordo e nuove tensioni a Hormuz

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel corso di una delle sue consuete interviste concesse alla stampa americana, il presidente Donald Trump ha nuovamente affrontato la questione iraniana con il suo caratteristico stile diretto. Parlando con i giornalisti, Trump ha ribadito la posizione degli Stati Uniti, sottolineando come Teheran stia cercando un'intesa per evitare ulteriori escalation militari. "Vogliono un accordo.

È ovvio, non vogliono essere bombardati", ha dichiarato il presidente, riferendosi alla situazione di stallo che da mesi tiene in scacco le potenze mondiali e che ha portato a un inasprimento del conflitto, con ripercussioni non solo sul fronte diplomatico ma anche su quello economico ed energetico.

Le parole del capo della Casa Bianca arrivano in un momento di estrema delicatezza, mentre da più parti filtrano segnali contraddittori su un possibile dietrofront di Teheran e su un ipotetico cessate il fuoco, sebbene le condizioni poste da entrambe le parti appaiano ancora lontane dall'essere soddisfatte.

Khamenei in condizioni critiche e il ruolo dell'Oman

Mentre le diplomazie parallele continuano a lavorare sottotraccia, il quadro interno all'Iran si fa sempre più nebuloso e preoccupante. Secondo quanto riportato da IranWire, sito di informazione con sede a Londra che collabora con giornalisti della diaspora iraniana, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei verserebbe in condizioni critiche. Due fonti anonime vicine all'amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian hanno rivelato che nelle più alte sfere del regime circolano voci su un suo possibile decesso imminente.

Da quando è succeduto al padre Ali Khamenei, ucciso in un attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele, Mojtaba Khamenei non ha mai incontrato alcun membro del governo, né ha fatto apparizioni pubbliche, comunicando esclusivamente attraverso dichiarazioni scritte e intermediari. Lo stesso Pezeshkian ha ammesso che l'interazione con la Guida Suprema è al momento "molto difficile", un segnale che lascia intravedere un vuoto di potere e una crescente incertezza negli equilibri interni del paese.

In questo clima di instabilità, Teheran sembra giocare le sue carte sul fronte negoziale: il portavoce degli esteri iraniano e quello della Commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale hanno confermato che l'accordo con l'Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz è stato definito nelle sue linee essenziali, con il testo definitivo e i dettagli operativi che dovrebbero essere resi noti a breve.

Il braccio di ferro militare nello Stretto di Hormuz

Nonostante le voci di un possibile accordo, la tensione militare resta altissima, soprattutto nello Stretto di Hormuz, il punto nevralgico del commercio petrolifero mondiale. Nelle prime ore di oggi, le forze statunitensi hanno aperto il fuoco contro una nave battente bandiera panamense che ha tentato di forzare il blocco navale americano dei porti iraniani. Secondo quanto reso noto dal Centcom, l'MH-60 della Marina militare ha lanciato due missili Hellfire contro la sala macchine della nave, colpendola dopo che l'equipaggio aveva ignorato ripetuti avvertimenti.

L'azione, che ha reso la nave inabile alla navigazione, rappresenta il terzo episodio di questo tipo da quando il blocco è stato reimpostato il 14 luglio, e si inserisce in una strategia di pressione che ha già portato a deviare la rotta di 55 navi e a effettuare ispezioni su altre due. Il messaggio è chiaro: l'amministrazione Trump non intende tollerare violazioni del blocco, ma la brutalità dell'intervento rivela anche una certa frustrazione per l'impasse diplomatica.

La richiesta "creativa" del Centcom e la via della diplomazia

A testimonianza della difficoltà di trovare una quadra, la CNN ha rivelato nei giorni scorsi un episodio piuttosto insolito: un alto ufficiale della branca intelligence del Centcom, il comando americano responsabile per il Medio Oriente, ha inviato una email a un ampio gruppo di analisti militari chiedendo "modi nuovi, creativi e non convenzionali per fare pressione e punire l'Iran".

Una richiesta che gli stessi analisti hanno definito "insolita" e che è stata interpretata come un segnale delle "opzioni limitate e potenzialmente spiacevoli" a disposizione dell'amministrazione per costringere Teheran a cedere.

Tra le ipotesi sul tavolo del Pentagono, secondo alcune fonti, ci sarebbe anche la valutazione di nuovi attacchi contro i siti nucleari iraniani, nonostante il generale Dan Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff, abbia recentemente ammesso che "il potere aereo ha i suoi limiti", soprattutto contro strutture profondamente interrate come quelle di Pickaxe Mountain.

Il portavoce del Centcom, capitano Timothy Hawkins, ha difeso l'iniziativa, dichiarando che il comando "vanta una lunga tradizione di pensiero innovativo" e che l'ammiraglio Brad Cooper è solito coinvolgere tutti i membri del suo team, indipendentemente dal grado, per raggiungere la massima efficienza operativa.

A conti fatti, la guerra di nervi tra Washington e Teheran sembra destinata a durare ancora a lungo. Se da un lato il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha alimentato le speranze dichiarando che le due parti sono vicine a "una sorta di accordo", dall'altro le condizioni poste dall'Iran per la riapertura dello Stretto restano durissime.

Il neo nominato Segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha ribadito che lo Stretto non sarà riaperto fino a quando gli Stati Uniti non porranno fine alla guerra, sbloccheranno i beni iraniani congelati e cesseranno le ostilità anche a Gaza e in Libano. Condizioni che appaiono al momento inaccettabili per l'amministrazione Trump, la quale, a sua volta, non sembra intenzionata a fare passi indietro sul blocco navale.

In questo contesto, il ruolo dell'Oman come mediatore appare cruciale, ma la partita vera si gioca tra le righe di un dialogo che, sebbene surreale e segnato da incomprensioni, resta l'unica via per evitare un'ulteriore e pericolosa escalation.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.