Bottas e la grana fiscale che agita il finale di stagione

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Valtteri Bottas finisce al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni sulle tasse in Italia. Il pilota finlandese, vincitore di dieci Gran Premi e secondo nel Mondiale di Formula 1 nel 2019 e nel 2020, aveva sostenuto che diversi colleghi non sarebbero favorevoli a correre in Italia a causa delle recenti vicende fiscali. Parole che hanno suscitato reazioni e che lo stesso Bottas ha successivamente voluto chiarire, contestando la ricostruzione delle sue dichiarazioni.

La ricostruzione delle parole contestate

A riaccendere il dibattito sono state le parole pronunciate nel paddock del circuito di Sepang. Bottas, oggi alla Cadillac, ha spiegato di non essere particolarmente favorevole all’ipotesi di un Gran Premio a Imola facendo riferimento alle verifiche fiscali che hanno interessato i piloti stranieri in Italia. «Nessun pilota vuole davvero correre in Italia per quanto accaduto di recente», ha affermato, osservando come a differenza degli Emirati Arabi Uniti, dove si trova il tracciato di Yas Marina, l’Italia presenti obblighi tributari che avrebbero creato malumori nello schieramento.

Il riferimento è agli accertamenti della Guardia di Finanza sui compensi dei piloti stranieri relativi alle gare disputate in Italia tra il 2020 e il 2025, per i quali l’Erario avrebbe recuperato quasi cento milioni di euro tra imposte e sanzioni. In base al principio della tassazione alla fonte, gli sportivi non residenti sono considerati lavoratori autonomi e devono versare le imposte sul reddito prodotto sul territorio italiano.

Il chiarimento del pilota finlandese

Dopo le polemiche, Bottas ha voluto precisare il senso del suo intervento, lamentando che alcune parti siano state isolate dal contesto. «Questo è un classico esempio di me che spiego una situazione e poi solo le parti più succose vengono estrapolate dal contesto per farmi apparire in pessima luce», ha dichiarato. Il finlandese ha quindi chiarito che i piloti non contestano in linea di principio il pagamento delle imposte nei Paesi in cui lavorano. «Noi piloti non abbiamo problemi a pagare le tasse, a patto di essere consapevoli della situazione», ha spiegato.

La difficoltà, secondo la sua ricostruzione, sarebbe legata alla distanza temporale tra le prestazioni sportive e le richieste fiscali, con verifiche che riguardano anche sette o otto anni fa.

La posizione di Verstappen

Sulla vicenda è intervenuto anche Max Verstappen con una risposta secca, riportata da diverse testate. Il pilota della Red Bull ha tagliato corto sostenendo che non esiste alcun problema fiscale. «Bisogna solo pagare le tasse», ha dichiarato, liquidando la questione sollevata dal collega. Una presa di posizione che ha contribuito ad alimentare il dibattito nel paddock a poche settimane dalla conclusione del campionato.

La conferma del calendario

La questione fiscale si intreccia con le incertezze sul finale di stagione. Il calendario della Formula 1 dovrebbe concludersi con le gare in Qatar e ad Abu Dhabi, ma il conflitto in Medio Oriente aveva spinto a valutare possibili alternative, tra cui Imola. Il presidente e amministratore delegato della Formula 1, Stefano Domenicali, ha però confermato la scelta originaria. «Il calendario l’abbiamo confermato, quindi i Gran Premi che dovrebbero essere gli ultimi due sono quelli già in programma in Qatar e Abu Dhabi», ha spiegato.

«Questa è la direzione che abbiamo preso con le informazioni che abbiamo, con le assicurazioni che dobbiamo assolutamente avere». Il circuito romagnolo resta comunque a disposizione qualora la situazione internazionale dovesse evolvere in modo negativo.

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