Schlein e il campo largo, la lettera che agita la coalizione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Elly Schlein non arretra. Il giorno dopo la bufera scatenata dalla sua lettera a Giorgia Meloni sull'energia, pubblicata sulle colonne di Repubblica, la segretaria del Pd si presenta al congresso dell'Unione universitarie con il casco blu dell'Onu e va avanti come se nulla fosse accaduto. Una strategia chiara: incassare, non commentare le critiche degli alleati, rivendicare la bontà delle proprie proposte. Nessuno la farà cambiare idea, men che meno chi, nel campo largo, ieri ha parlato apertis verbis di errore.

La frattura con Conte e Bonelli

La missiva, che offre al governo un piano in cinque interventi sull'energia e la transizione, non è piaciuta a Giuseppe Conte. Il leader M5S ha atteso la sera per recapitare il suo messaggio: «Non ci sono le condizioni per lavorare con il governo». Conte ha ricordato le proposte del Movimento sul salario minimo e la disponibilità dimostrata in passato, per poi attaccare la premier: «È meglio che vada a casa e lasci lavorare noi».

Angelo Bonelli, leader di Avs, ha parlato di una mano tesa «incomprensibile», spiegando di non condividere la richiesta di collaborare «con chi ha sabotato le politiche sul clima, è responsabile del caro energia, ha ridotto gli italiani in ginocchio, ha ripreso le trivellazioni». Nel merito, ha precisato Bonelli, le proposte sarebbero anche condivisibili, ma il problema è politico.

Il muro di Meloni e i malumori interni

Dal canto suo, Giorgia Meloni ha colto la palla al balzo, sostenendo che la lettera di Schlein rappresenta «un implicito riconoscimento al lavoro del governo». La premier ha assicurato che approfondirà i temi toccati «senza pregiudizi» e che valuterà le proposte utili senza l'atteggiamento pregiudiziale che attribuisce all'opposizione. I malumori, però, attraversano trasversalmente il campo progressista anche a taccuini chiusi.

Il timing della mossa, arrivata all'indomani dell'annuncio sull'abolizione del bollo auto, ha lasciato scorie: sembra un azzardo tendere la mano al governo proprio mentre l'opposizione contesta quella che definisce una misura spot di carattere elettorale. E c'è chi osserva che appena una settimana prima, dal palco della festa di Avs, Bonelli aveva lanciato una proposta unitaria del blocco sul clima.

Il nodo Ucraina e il programma M5S al voto

Sullo sfondo resta il dossier più divisivo, quello della politica estera. La base del Movimento 5 Stelle è chiamata a votare fino a domenica i venti punti programmatici usciti da Nova, il percorso di ascolto dal basso. Il paragrafo dedicato alla politica estera si intitola «L'Italia ripudia la guerra» e contiene due proposte nette: no al piano Rearm Eu e no all'innalzamento della spesa per la difesa al 5% del Pil.

Sull'Ucraina la formulazione non contiene un rifiuto categorico a qualsiasi futuro pacchetto di aiuti, ma la sostanza è chiara: «Continuare a inviare armi significa allontanare la pace», si legge nel documento, che chiede «una svolta negoziale che tuteli le ragioni del paese aggredito».

Le distanze con i riformisti dem emergono anche in altre parti del programma, come il ripristino del reato di abuso d'ufficio, abrogato dalla legge Nordio, con una formulazione che colpisca gli abusi senza paralizzare i sindaci. Schlein, dal canto suo, ostenta ottimismo: «Discuteremo con tutte le forze alleate del programma comune, sono certa che troveremo l'accordo su tutto».

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