Alessio Boni: «Ho detto no all’America, amo l’Italia» e il figlio piange per don Chisciotte

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non c’è traccia di quella retorica, a volte stucchevole, che accompagna certi racconti di carriera, quando Alessio Boni, ospite di Francesca Fialdini a «Da noi… a ruota libera» nella domenica di Pasqua, ha scelto di fare chiarezza su alcune scelte – mai banali, va detto – che hanno segnato il suo percorso artistico. L’attore, che si definisce «perennemente in giro per lavoro», ha rivelato senza enfasi ma con una nettezza sorprendente di aver rifiutato più di una proposta proveniente dagli Stati Uniti, un mercato, quello hollywoodiano, che per molti colleghi rappresenterebbe il sogno nel cassetto. «Ho detto no a proposte dall’America – ha dichiarato – Io sono italiano e amo questa nazione». Una frase, questa, che pesa come una scelta di campo, lontana da ogni calcolo strategico, e che restituisce l’immagine di un interprete il quale non ha mai voluto inseguire modelli imposti da logiche industriali lontane dalla sua sensibilità.

Un don Chisciotte lontano dal Pierrot, tra militanza civile e lacrime inaspettate

Parlando del personaggio a cui sta dedicando parte significativa del suo tempo – tra presentazioni al cinema e un progetto indipendente al quale, confessa, si sente «profondamente legato» – Boni ha voluto sfatare una certa interpretazione riduttiva. «Non lo devi fare come un Pierrot», ha spiegato, riferendosi a quella maschera triste e malinconica che spesso si associa all’eroe di Cervantes. Il suo don Chisciotte, al contrario, è un uomo che «ci crede davvero», uno che «vede oltre», che smaschera le ingiustizie e si schiera dalla parte degli ultimi: poveri ed emarginati. Non c’è, in questa lettura, alcun cedimento alla facile tenerezza, ma piuttosto una militanza silenziosa e concreta. E proprio da questa interpretazione, autentica e priva di artifici, è scaturito un episodio privato che l’attore ha voluto condividere con il pubblico: «Mio figlio ha pianto». Una reazione, quella del bambino, che non nasce da un dolore artefatto, ma dalla forza bruta di un personaggio che sa ancora emozionare senza bisogno di trucchi.

L’equilibrio precario tra teatro, set e famiglia: «Ai miei figli dedico ogni ritaglio di tempo»

La vita di Alessio Boni, come lui stesso l’ha descritta, è un continuo viaggio. «Sono perennemente in giro – ha ribadito – tra teatro, presentazioni di Don Chisciotte al cinema, un progetto indipendente». Non c’è lamento in queste parole, semmai la consapevolezza di un mestiere che divora ore e chilometri. Eppure, in mezzo a questa mobilità costante, l’attore cerca di ritagliarsi spazi per la sua famiglia, per i suoi figli, ai quali – ha confessato – «dedico ogni ritaglio di tempo possibile». Non si tratta di una dichiarazione di intenti retorica, ma di un dato concreto che emerge dalla sua narrazione: il lavoro assorbe gran parte delle energie, ma la dimensione privata rimane il contrappeso necessario, l’ancora a cui aggrapparsi quando il calendario degli impegni sembra non lasciare tregua.

Un’intervista senza filtri nel giorno di Pasqua: carriera, identità e scelte radicali

L’occasione, va ricordato, era quella della domenica di Pasqua, una giornata in cui i toni sono spesso morbidi e le interviste tendono a scivolare su argomenti leggeri. Con Boni, invece, Francesca Fialdini ha portato in superficie un racconto denso, fatto di rifiuti clamorosi – quelli alle proposte americane – e di legami viscerali con la propria terra e il proprio modo di fare teatro. Nessuna concessione ai luoghi comuni sull’artista incompreso, nessuna autocommiserazione. L’attore ha semplicemente messo nero su bianco le sue priorità: l’Italia come orizzonte culturale e affettivo, il lavoro come missione, la famiglia come rifugio quotidiano. E in mezzo, don Chisciotte che cavalca ancora, capace di far piangere un bambino e di ricordare agli adulti che «vedere oltre» è forse l’unico modo per non arrendersi all’ingiustizia.

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