Crans-Montana, il video che inchioda l'incoscienza: sotto un soffitto in fiamme la festa proseguiva

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un nuovo filmato, di quelli che lasciano senza fiato per la loro spietata evidenza, si è aggiunto al già corposo materiale d’inchiesta sulla strage di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana, strappando un ulteriore velo sulla concatenazione di eventi che portò alla morte di quaranta persone. Girato da un giovane italiano sopravvissuto e consegnato alle autorità, il video mostra una sequenza agghiacciante, dove la schiuma fonoassorbente del soffitto, ormai avvolta dalle fiamme, propaga il fuoco mentre, pochi metri più in basso, la musica imperversa e il personale prosegue imperterrito nel suo rituale. I camerieri, tenendo alte le bottiglie di champagne sormontate dalle candele pirotecniche – le stesse ritenute l’innesco fatale –, sfilano in fila indiana attraverso il locale affollato, inconsapevoli, o forse ignari del pericolo, della coltre di fuoco che si andava espandendo sopra le loro teste. Un ritardo negli allarmi, stimato da una dipendente presente quella notte in “tra i 30 e i 35 secondi” fatali, durante i quali l’incendio poté svilupparsi senza che venisse attivata alcuna procedura di emergenza o di evacuazione.

Le audizioni e la linea della difesa

Parallelamente alla diffusione di queste immagini, che l’emittente francese Bfm ha trasmesso in esclusiva, procedono le indagini sotto la guida del Ministero pubblico vallesano, le cui audizioni si svolgono in un clima di massima riservatezza. Dalle ricostruzioni di quanto emerso durante le lunghe ore di interrogatorio dei proprietari, Jacques e Jessica Moretti – quest’ultima visibile anche nel filmato mentre è presente nel locale –, appare chiaro il solco tracciato dalla difesa. I coniugi, accusati di omicidio colposo, hanno infatti negato in modo netto, davanti ai tre procuratori e alla trentina di avvocati delle parti civili, qualsiasi responsabilità diretta nelle dinamiche che condussero alla tragedia. Una posizione che, stando alle fonti, scarica ogni colpa sul personale dipendente, in un’ottica di totale disconoscimento di eventuali negligenze nella gestione della sicurezza o nella supervisione delle attività che, in quella notte di festa, venivano svolte all’interno del locale.

Il peso delle immagini nelle indagini

Il video, diventato rapidamente virale sui social network, non costituisce una mera testimonianza choc, ma un tassello probatorio di notevole peso, poiché fissa in modo inequivocabile il distacco tra la realtà dell’incendio nascente e la percezione di chi, in quel momento, avrebbe dovuto gestire l’emergenza. Documenta gli istanti immediatamente successivi allo sviluppo delle prime fiamme, confermando che il personale non si accorse subito del pericolo, con buona parte di loro intenta a portare avanti lo spettacolare servizio delle bottiglie fiammeggianti. Una scena che, se da un lato evidenzia una possibile falla nei protocolli di sicurezza e nella formazione del team di lavoro, dall’altro offre ai magistrati un elemento concreto per valutare le tempistiche e le dinamiche della risposta – o della non risposta – all’evento catastrofico, al di là delle dichiarazioni fornite negli interrogatori.

L’iter giudiziario e le sue basi

L’inchiesta procede dunque su un doppio binario, fatto di riscontri tecnici – come le analisi sull’impianto elettrico, i materiali combustibili e le famose candele pirotecniche – e di deposizioni, spesso contrastanti. Il video inedito si inserisce in questo contesto come una prova oggettiva, in grado di supportare o smentire le varie versioni dei fatti. Mentre la procura lavora per ricostruire la catena delle responsabilità, il materiale audiovisivo rende tangibile quel lasso di tempo sospeso, in cui la festa andava avanti mentre il rogo si annunciava, ponendo interrogativi cruciali sui meccanismi di allerta e sulla gerarchia delle decisioni in un locale affollatissimo, dove il confine tra spettacolo e rischio si era tragicamente dissolto.

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