Obesità pediatrica e fegato grasso: al congresso SIGENP di Genova la nutrizione diventa terapia
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Redazione Salute
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Un bambino su tre tra quelli con obesità o sovrappeso ha il fegato grasso, una condizione che spesso non dà sintomi e che, se non trattata, può decuplicare il rischio di diabete di tipo 2 e portare da adulto fino al trapianto di fegato. È quanto emerge dalla prima giornata del XXXIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP), in corso a Genova dal 24 al 26 settembre. Il messaggio centrale è che il cibo non è solo prevenzione, ma vera e propria cura.
Steatosi epatica: una malattia silenziosa che colpisce i più piccoli
La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, indicata con la sigla MASLD, riguarda circa il 2-3% della popolazione pediatrica generale, ma la prevalenza sale vertiginosamente nei bambini con eccesso di peso. La condizione è silenziosa: un bambino può correre, giocare e andare a scuola senza avvertire alcun dolore, mentre nel fegato si accumula grasso in eccesso. Il legame con l'obesità rende questa conseguenza una delle più insidiose durante la crescita.
Uno studio longitudinale condotto su bambini con steatosi epatica seguiti per un periodo fino a vent'anni ha documentato casi di progressione verso la cirrosi scompensata, con necessità di trapianto epatico in età adulta. Un dato che conferma come il fegato grasso pediatrico non sia una condizione benigna destinata a risolversi spontaneamente.
Il ruolo della famiglia nel percorso di cura
L'obesità pediatrica non si risolve con una dieta prescritta a tavolino, e nemmeno con una terapia farmacologica isolata. Il percorso, soprattutto quando riguarda bambini e adolescenti, passa dalla famiglia, dalle abitudini quotidiane, dall'ambiente in cui si vive e dalla capacità di accompagnare nel tempo il cambiamento. È uno dei messaggi emersi dal congresso genovese, dove gli specialisti hanno sottolineato come la prescrizione dietetica fine a se stessa sia destinata a fallire se non inserita in un contesto di supporto continuativo.
La famiglia diventa così il primo agente terapeutico, non un semplice esecutore di indicazioni.
Nutrizione enterale: la prima terapia per il Morbo di Crohn
Se per l'obesità e il fegato grasso il percorso è complesso e multifattoriale, per le malattie infiammatorie croniche intestinali esiste una terapia nutrizionale consolidata. La nutrizione enterale esclusiva, che prevede l'assunzione di una formula liquida bilanciata come unica fonte di nutrimento per sei-otto settimane, resta la prima linea di trattamento per indurre la remissione nel Morbo di Crohn pediatrico.
Le linee guida europee la raccomandano come terapia di prima scelta nei bambini e negli adolescenti con malattia attiva, con un profilo di sicurezza migliore rispetto agli steroidi e una maggiore capacità di guarigione della mucosa intestinale. La sfida, però, è l'aderenza: circa la metà dei pazienti necessita di un sondino nasogastrico, e la monotonia della formula liquida porta molti adolescenti ad abbandonare il trattamento.
Diete a base di cibi solidi: le nuove frontiere della ricerca
Proprio per superare l'ostacolo dell'accettabilità, la ricerca sta esplorando diete che combinano cibi solidi con una nutrizione enterale parziale. Si tratta di approcci alimentari che permettono di mantenere una quota di alimenti naturali, riducendo la dipendenza esclusiva dalle formule liquide. Queste strategie, ancora in fase di studio, potrebbero rappresentare una svolta per gli adolescenti che rifiutano il sondino o non tollerano il sapore delle miscele nutrizionali.
Il congresso SIGENP ha dedicato ampio spazio a queste prospettive, con l'obiettivo di ampliare le opzioni terapeutiche per una fascia di pazienti particolarmente fragile, in cui la crescita e lo sviluppo richiedono interventi che non si limitino al controllo dei sintomi.
Un quadro nazionale in chiaroscuro
Il contesto italiano dell'obesità infantile resta eterogeneo, con marcate differenze regionali. Secondo i dati più recenti, le regioni meridionali registrano le prevalenze più elevate di sovrappeso e obesità tra i minori, mentre le province autonome di Trento e Bolzano e regioni come il Friuli-Venezia Giulia si collocano al di sotto della media nazionale. In Friuli-Venezia Giulia, in particolare, i dati regionali indicano che circa il 18% dei bambini è in sovrappeso e il 7% è obeso, valori inferiori alla media italiana ma comunque significativi.
La mensa scolastica, presente in quasi il 90% delle scuole, distribuisce alimenti sani solo nel 45% dei casi, mentre l'attività motoria extracurriculare e il coinvolgimento dei genitori risultano in diminuzione.
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