Mazara, lo scuolabus ribaltato e il coraggio di chi ha salvato i bambini: migliorano i feriti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Due giorni dopo lo schianto che ha sconvolto Mazara del Vallo, dove uno scuolabus comunale si è ribaltato su un fianco dopo l’urto con una Nissan Qashqai, il quadro sanitario dei diciannove feriti – tra cui quattordici bambini – registra un miglioramento generalizzato, al punto che nessuno si trova più in pericolo di vita.

La Direzione strategica dell’Asp di Trapani, attraverso un aggiornamento diffuso nella serata di ieri, ha confermato le dimissioni di tre minori già nella serata del sinistro, mentre un ragazzo di sedici anni resta ricoverato all’ospedale di Mazara del Vallo in condizioni definite stabili.

L’attivazione del Piano di Emergenza Interno per il Massimo Afflusso di Feriti (Peimaf) ha consentito una gestione rapida dell’emergenza, con i piccoli pazienti trasferiti – a seconda della gravità – verso le pediatrie di Marsala e Trapani, e alcuni casi più complessi indirizzati all’ospedale dei Bambini di Palermo.

L’assistente che non doveva essere lì e il salvataggio dei nove bambini

Mentre la città tira un sospiro di sollievo, emergono nuovi dettagli su quanto accaduto in via Salemi, all’incrocio con via Rosario Ballatore, e in particolare sul ruolo decisivo di Vito Ingrande, ventiduenne inquadrato dal Comune come supporto alla formazione-lavoro che quel giorno, casualmente, svolgeva il turno pomeridiano come assistente sullo scuolabus.

Lui stesso lo racconta: «Di solito faccio il turno di mattina per i bambini di Mazara due, invece avevo dato disponibilità per il turno di pomeriggio che serviva i bambini di Borgata Costiera, che da due settimane non avevano assistente a bordo». Quando l’impatto – descritto da Ingrande come «scoppiata una bomba» – lo ha sbalzato tra le ultime file del mezzo riverso, il giovane ha pensato subito alla figlia di sei mesi, per poi agire insieme all’autista Giuseppe Di Stefano e all’altra assistente Daniela, che segue un alunno con disabilità quel giorno assente.

Approfittando di un finestrino rimasto aperto, Ingrande è salito sul fianco del pulmino mentre i colleghi gli passavano i bambini uno a uno, estraendoli tutti e nove senza che nessuno riportasse ferite gravi apparenti.

La Nissan senza assicurazione, il conducente senza patente e i rilievi della polizia municipale

Sull’altro fronte dell’inchiesta, gli accertamenti della polizia municipale hanno rivelato un quadro di irregolarità a dir poco eclatanti: la Nissan Qashqai coinvolta nello scontro non era coperta da assicurazione, e il conducente – un uomo di cinquantun anni – era alla guida senza patente. A bordo del suv viaggiavano sette persone: l’uomo, la moglie incinta al settimo mese di gravidanza, e cinque figli minori che, secondo una prima ricostruzione, non indossavano le cinture di sicurezza.

La donna, che ha riportato un trauma cranico sbattendo il volto contro il parabrezza, è stata trasferita per precauzione a Palermo dove i medici hanno scongiurato complicazioni per il feto. Il conducente – sottoposto ad alcol test e ad accertamenti tossicologici in ospedale, in attesa degli esiti – è ricoverato, mentre il veicolo è stato sequestrato. La dinamica, ancora al vaglio degli investigatori, sembra riconducibile al mancato rispetto di uno stop ben segnalato da parte dell’automobilista, che avrebbe centrato lo scuolabus facendolo ribaltare.

«Mamma, ho visto la morte in faccia»: il racconto delle madri e la paura di una città

La paura, però, ha lasciato tracce profonde, come dimostra la testimonianza di Angela, madre di una tredicenne che si trovava sullo scuolabus e che, dopo essere stata estratta dai soccorritori, continua a ripetere: «mamma ho visto la morte in faccia». La donna, che non ha chiuso occhio per tutta la notte vegliando sulla figlia – già dimessa con un ematoma a una gamba – ha raccontato all’Ansa il momento della telefonata ricevuta dalla bambina, che aveva chiamato con il cellulare prestato da una passante: «Mi diceva: ‘mamma abbiamo avuto un incidente’. Poi la telefonata si è interrotta. con mio marito abbiamo vissuto secondi di panico». Altre madri, riunite a pranzo nel quartiere Borgata Costiera, hanno vissuto l’inferno quando è arrivata la notizia che alcuni loro figli – o quelli dei vicini, perché «quei bambini sono anche nostri figli perché li vediamo giocare ogni giorno» – erano coinvolti nel ribaltamento. Una scena drammatica, quella che si è presentata ai genitori accorsi in via Salemi: il pulmino capovolto, i bambini seduti a terra sotto shock, e gli assistenti Vito e Daniela che li avevano appena tirati fuori.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.