Il nubifragio su Verona, i numeri dell’emergenza e il bilancio di una notte di caos

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È un bollettino di guerra quello che arriva dal Veneto, dove una violenta perturbazione, abbattendosi con furia tra il tardo pomeriggio e la sera di ieri, ha messo in ginocchio intere porzioni del territorio, con Verona trasformata in pochi minuti nell’epicentro di una vera e propria tempesta. L’eccezionalità dell’evento – caratterizzato da raffiche di vento che hanno superato i cento chilometri orari, grandinate dalla forza distruttiva e nubi nere che hanno oscurato il cielo in un istante – ha richiesto un enorme dispiegamento di forze da parte dei vigili del fuoco, i quali hanno gestito una valanga di chiamate che, solo nella città scaligera, hanno raggiunto quota quattrocento.

Luca Zaia, attraverso il proprio profilo Instagram, ha fatto sapere che gli interventi effettuati nelle ultime ore dai soccorritori superano abbondantemente la novantina, specificando come le situazioni più critiche si concentrino nel Veronese, sebbene i disagi, con alberi abbattuti, tetti danneggiati e allagamenti diffusi, abbiano interessato pesantemente anche le aree del Veneziano, del Padovano, del Trevigiano e del Vicentino. L’esponente politico ha fornito ulteriori dettagli logistici di rilievo, rivelando che, per supportare il dispositivo di soccorso veronese, nel corso della notte sono state inviate in rinforzo due unità speciali: una piattaforma aerea tridimensionale giunta dal comando di Rovigo e un’autopompa proveniente dal comando di Vicenza, rimaste operative nella città di Verona dalle ventidue di ieri sera fino alle due di questa mattina.

Verona sotto assedio, la furia del vento e i danni al centro commerciale

Il quadro dei danni a Verona appare a dir poco drammatico se si analizzano i report delle squadre di emergenza, che hanno lavorato senza sosta per rimuovere gli ostacoli e mettere in sicurezza le zone più esposte. Solo fino a metà mattinata erano stati già eseguiti cinquantacinque interventi specifici nel comune scaligero, dove la furia del vento ha avuto la meglio su tutto ciò che trovava sul suo passaggio: una delle immagini più emblematiche della violenza del nubifragio è stata la distruzione subita dal centro commerciale Adigeo, dove le porte d’ingresso sono state letteralmente divelte dalla pressione atmosferica, mentre in città intere tettoie sono crollate e decine di alberi secolari sono stati sradicati come fossero fuscelli.

Analizzando la distribuzione geografica degli interventi sul territorio regionale, si nota come il maltempo abbia colpito in modo capillare e indiscriminato: a fronte dei quaranta sopralluoghi effettuati dai caschi rossi nella zona di Verona, diciassette si sono resi necessari nell’area veneziana (con particolare attenzione alle località balneari di Bibione, Caosale e Portogruaro), quattordici nel Padovano, tredici nel Trevigiano e otto infine nel Vicentino. Non è mancato un episodio che ha fatto trattenere il fiato agli operatori: un vigile del fuoco è rimasto leggermente colpito durante le complesse operazioni di rimozione del ramo di un grosso albero, un incidente che testimonia i rischi concreti corsi dagli addetti ai lavori mentre fronteggiavano l’emergenza.

La lunga notte dei soccorsi e le zone del terrore

Per fronteggiare un’emergenza di proporzioni così vaste, durante la notte hanno operato complessivamente dieci squadre specializzate – di cui due arrivate come detto dai Comandi di Vicenza e Rovigo – per un totale di circa ottanta addetti impegnati a liberare le strade e garantire la sicurezza primaria dei cittadini. Il racconto dei residenti, molti dei quali hanno vissuto minuti di autentico terrore, descrive l’arrivo improvviso di un “muro nero” all’orizzonte, seguito da raffiche violentissime che hanno ribaltato scooter, paralizzato il traffico in punti nevralgici come Borgo Trento, porta Vescovo e il centro storico, lasciando dietro di sé una scia di devastazione difficile da rimuovere in poche ore.

Le aree più flagellate dalla furia degli elementi risultano essere vie molto trafficate e simboliche della movida cittadina, come via Tonale, via IV Novembre, Lungadige Sammicheli e persino piazza Erbe, dove i tradizionali banchetti sono stati spazzati via o gravemente danneggiati. Inoltre, il pericolo non si è limitato ai soli spazi aperti: alla zona industriale (Zai), parte del tetto di una pizzeria è stata scoperchiata e fatta volare a diversi isolati di distanza, un evento che dimostra l’eccezionale potenza ascensionale dei venti generati dal temporale.

Auto danneggiate e la risposta della macchina dei soccorsi

Il bilancio stilato dalle autorità, al netto degli interventi infrastrutturali, conta danni ingentissimi al patrimonio privato dei veronesi: sono almeno cinquanta le vetture finite sotto la grandine o schiacciate dalla caduta di rami e alberi, con diverse segnalazioni di parabrezza infranti e carrozzerie letteralmente “bucate” dai chicchi di ghiaccio. Le operazioni di sgombero, coordinate dalla sala operativa dei vigili del fuoco e con il supporto della polizia locale – che ha dispiegato dodici pattuglie sul territorio – sono proseguite per tutta la giornata odierna, con l’obiettivo di riaprire le arterie principali ancora bloccate e rimuovere le decine di piante pericolanti che incombono su case e marciapiedi.

Sul fronte tecnico, la Protezione civile e i funzionari comunali stanno ancora lavorando per mettere in sicurezza le coperture danneggiate e ripristinare la pubblica illuminazione, interrotta in numerosi tratti a causa dei cortocircuiti causati dall’acqua e dei pali divelti. Il dispositivo di soccorso, sebbene messo a dura prova dall’intensità e dalla contestualità degli eventi, ha retto all’urto grazie all’invio tempestivo dei rinforzi, dimostrando una pianificazione operativa che ha evitato conseguenze ben più gravi per la popolazione.

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