Il vescovo Muser e la colpa plurale nella diocesi di Bolzano-Bressanone

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La diocesi di Bolzano-Bressanone, attraversata da una crisi di fiducia che perdura da mesi, si confronta pubblicamente con le proprie responsabilità attraverso le parole del vescovo Ivo Muser, il quale, rispondendo alle pesanti critiche mosse dall'avvocato Ulrich Wastl di Monaco, ha riconosciuto senza mezzi termini gli errori commessi. "Confessiamo la nostra colpa al plurale", ha dichiarato Muser nel discorso che ha chiuso il convegno, ammettendo che, sebbene non vi fosse alcuna intenzionalità dolosa, l'operato della diocesi ha costituito un "fallimento". Un'ammissione che, se da un lato tenta di dare un nome a un malessere profondo, dall'altro non può che riportare l'attenzione sul caso specifico di don Giorgio Carli, la cui gestione ha agito da detonatore, rivelando crepe in un sistema che avrebbe dovuto mostrarsi ben più solido.

Il peso di un'indagine indipendente

A definire i contorni di quello che è stato un "fallimento sistemico", risultante da azioni individuali e da debolezze collettive, è stato proprio lo studio legale di Monaco, incaricato dalla diocesi stessa di analizzare i casi di abuso in ambito ecclesiastico in Alto Adige. L'indagine, concentrandosi in particolare sulla decisione di destinare don Giorgio Carli, prete già coinvolto in un processo per abusi sessuali vent'anni fa, a un nuovo incarico pastorale in Val Pusteria, ha evidenziato una preoccupante carenza di controlli interni, oltre a una gestione opaca che ha coinvolto non una sola persona ma molti di coloro che hanno partecipato a una scelta poi rivelatasi insostenibile.

Il quadro si allarga: altre trenta segnalazioni

Mentre l'eco delle parole del vescovo risuonava nell'aula del convegno "Il coraggio di agire", don Gottfried Ugolini, referente diocesano per la protezione dei minori, rendeva noto un dato che amplifica ulteriormente la portata della questione. Dopo il rapporto indipendente pubblicato a gennaio, infatti, sono emerse altre trenta segnalazioni di presunti abusi su minori attribuiti a sacerdoti della diocesi, un numero che, se da un lato potrebbe indicare una maggiore propensione a denunciare, dall'altro delinea un quadro di sofferenza più esteso di quanto non si fosse precedentemente immaginato, gettando una luce cruda su una problematica che richiede risposte concrete e non più rinviabili.

La mancanza di trasparenza nel trasferimento

Proprio la vicenda del trasferimento, poi non attuato, di don Carli è diventata l'emblema di una procedura carente, nella quale è venuta meno quella trasparenza fondamentale per ricostruire la fiducia. L'analisi commissionata dalla diocesi, definendo l'accaduto un "fallimento complessivo multicausale e sistemico", ha posto l'accento sulla compartecipazione di più soggetti e organismi rilevanti in una decisione che, sebbene poi revocata, ha lasciato il segno di un metodo di gestione criticabile, sottolineando come la mancanza di chiarezza abbia contribuito in modo decisivo a un esito che ha scosso l'intera struttura diocesana.

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