Le borse crollano dopo la risposta cinese ai dazi Usa, mentre Pechino alza la posta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le azioni globali hanno subito un nuovo tracollo, per il secondo giorno consecutivo, dopo la decisione della Cina di imporre dazi del 34% su tutti i beni statunitensi. Una mossa che rischia di compromettere ogni margine di trattativa nella guerra commerciale tra le due potenze, spingendo i mercati verso una fase di instabilità senza precedenti. L’indice Morningstar Europe, in particolare, ha registrato un calo superiore al 4% nel pomeriggio di venerdì 4 aprile, con i settori bancari e quelli ciclici tra i più colpiti. Anche i futures statunitensi hanno segnato perdite consistenti, alimentando timori di un effetto domino sulle economie occidentali.

La risposta di Pechino arriva poche ore dopo l’ultima escalation della Casa Bianca, che aveva annunciato nuove tariffe sulle importazioni cinesi. Se la politica estera di Donald Trump ha spesso fatto ricorso a misure unilaterali, questa volta la contropartita asiatica sembra destinata a inasprire ulteriormente gli equilibri geopolitici. Non a caso, come sottolinea Stephen Walt, professore di relazioni internazionali ad Harvard, «il caos che travolge la politica estera americana rischia di oscurare dinamiche più profonde». Una considerazione che trova conferma nelle mosse di Pechino, decisa a colpire settori strategici come quello delle terre rare, materiali essenziali per la produzione di tecnologie avanzate, dalle risonanze magnetiche all’elettronica di precisione.

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