Pacchi extra UE, arriva la nuova tassa: cosa cambia per gli acquisti online

Pacchi extra UE, arriva la nuova tassa: cosa cambia per gli acquisti online
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dal 1° novembre arriva la nuova tassa sui pacchi extra UE acquistati online: per ogni articolo importato da un venditore fuori dall’Unione europea scatterà un prelievo fisso di 2 euro legato alla gestione doganale. La misura rientra nelle nuove regole del Codice doganale europeo e si applicherà agli acquisti effettuati tramite piattaforme e-commerce con spedizioni provenienti da Paesi terzi.

Come funziona il nuovo costo per gli acquisti online

La nuova Union handling fee non dipenderà dal prezzo del prodotto acquistato: il contributo sarà collegato alla gestione della singola merce importata e si aggiungerà agli altri eventuali costi previsti per l’ingresso nell’Unione europea. La Commissione europea ha chiarito che il meccanismo nasce per coprire le attività amministrative e operative legate al numero crescente di spedizioni di piccolo valore che arrivano dalle piattaforme digitali internazionali.

La novità riguarda soprattutto il settore dell’e-commerce transfrontaliero, dove negli ultimi anni sono aumentati gli ordini effettuati da consumatori europei verso venditori con sede fuori dall’Ue. Il nuovo contributo non sostituisce gli altri obblighi doganali, ma si inserisce in un sistema più ampio di revisione delle procedure per le importazioni di beni acquistati attraverso internet.

Dal dazio alla gestione doganale: perché cresce il prezzo finale

Per alcuni prodotti di basso valore il costo complessivo potrà aumentare perché alla nuova tassa di gestione si sommano altri oneri già previsti dalle norme sulle importazioni. Secondo le indicazioni riportate sulla riforma, ai 2 euro della nuova commissione possono aggiungersi i 3 euro del dazio forfettario introdotto per le spedizioni di modico valore provenienti da Paesi extra UE, portando l’incremento potenziale fino a 5 euro per articolo.

L’impatto riguarda in particolare gli acquisti con prezzo contenuto, per i quali una spesa fissa può incidere maggiormente sul totale pagato dal consumatore. Un accessorio economico o un piccolo prodotto acquistato online può quindi subire un aumento percentuale molto più elevato rispetto a un articolo di valore superiore, anche se il meccanismo fiscale applicato resta lo stesso.

Il tema dei costi doganali è diventato centrale anche per l’aumento dei flussi provenienti dai marketplace internazionali. Le nuove regole europee puntano a rendere più strutturata la gestione delle importazioni e a uniformare il trattamento delle merci che entrano nel mercato unico attraverso migliaia di spedizioni individuali.

Resi e problemi doganali: cosa può cambiare per i consumatori

La nuova disciplina interessa anche la gestione pratica delle spedizioni, perché ogni passaggio doganale richiede procedure e controlli che possono incidere sui tempi e sui costi. Un pacco bloccato in dogana può richiedere documentazione aggiuntiva o pagamenti necessari per completare lo sdoganamento, come già accade in alcune importazioni particolari soggette a verifiche specifiche.

Un esempio riguarda gli acquisti di prodotti soggetti a regole particolari: una scrivania acquistata online da un venditore con sede in Turchia per 400 euro è rimasta ferma in dogana dopo la richiesta di documenti legati alla Convenzione di Washington, con un costo finale di sdoganamento superiore a 300 euro. Il caso mostra come, oltre al prezzo dell’oggetto, possano incidere anche gli adempimenti collegati alla natura della merce.

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